La complessità del senso
19 11 2017

Laure

film_laureLaure
Emmanuelle Arsan e Ovidio G. Assonitis, 1976
Fotografia Roberto D’Ettorre Piazzoli
Emmanuelle Arsan, Annie Belle, Al Cliver, Orso Maria Guerrini, Michelle Starck, Silvio Simonelli, Franco Curi, Homer Adams, Vicky Asprin, Pierre Haudebourg, Sylvio Simonelli, Giorgio Aldini, Andrew Douglas, Berto Caselli.

Figlia di un prete etnologo, Laure (Belle) va in giro per le Filippine senza mutande. Un ragazzone barbuto e rossiccio (Cliver) le scarica addosso metri e metri di negativo con la sua Paillard a passo ridotto. Situazioni preferite, accoppiamenti e godurie varie. Quando a impedirgli la vista c’è un tramezzo di camera d’albergo, Nicholas – così si chiama il cineguardone escursionista – si accontenta di ascoltare i gemiti ritmati del piacere e intanto approfitta per dare una spennellatina all’obbiettivo. Dice: «Io non filmo qualsiasi cosa, filmo solo amore». In realtà, si fa cogliere a più riprese dalla regia in atteggiamenti spiritualistici, come quando spiattella tutta la propria visione del mondo a Laure, che tutta nuda s’è buttata in piscina: «Ti vedo meglio quando ti vedono gli altri, di amo di più quando ti amano gli altri». Gli altri, a parte gli spettatori, sono gli amici dell’istituto di ricerche diretto dal padre di Laure; e i ragazzotti che sgranano gli occhi ogni volta che la francesina entra nell’iquadratura. Non bisogna lasciarsi impressionare dal tono serio di certe battute («Guarda il sole con gli occhi di chi ami, il sole non splenderà mai due volte con la stessa luce, le parole fanno spavento specialmente se logore, io non sono tutto, mi mancano ancora infinite esperienze»), scritte da Emmanuelle Arsan, con la sua mano, sul filo di una saggezza semiorientale; còlti nel loro ambiente, in momenti di relax superambientato (ville addobbate di verde coloniale, giardini notturni discretamente illuminati e sconfinanti a tratti negli intrecci della più ortodossa liana), gli amici dell’istituto rivelano in pieno la loro problematica: «Che piacere vederla, ambasciatore! Ha fatto un buon viaggio, presidente? È sempre stato così, non mi meraviglio più ormai». E non mi dite che avete visto pure voi, in terza fila, quel signore distinto, gli occhiali sulla fronte, rigirarsi sulla poltrona e scaccolarsi con cura, nell’intervallo, giornale aperto alla pagina finanziaria.


Franco Pecori Laure Giorni, 7 luglio 1976


 

 

 

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7 luglio 1976