La complessità del senso
23 11 2017

Riunione di famiglia – Festen: Il lato comico

film_riunionedifamigliaEn Mand kommer hjem
Thomas Vinterberg, 2008
Fotografia Anthony Dod Mantle
Oliver Møller Knauer, Thomas Bo Larsen, Ronja Mannov Olesen, Helene Reingaard Neumann, Morten Grunwald, Karen-Lise Mynster, Ulla Henningsen, Brigitte Christensen, Shanti Roney, Paw Henriksen, Salvatore Mastruzzo, Klaus Pagh, Said Milanpouri.

«Le famiglie perfette non esistono», dice Vinterberg. E neppure il cinema “perfetto”.  Il regista danese, fondatore con Lars von Trier del movimento Dogma 95, percorre strade di un altro mondo rispetto alla “perfezione” standardizzata dallo star system (non è una parolaccia) hollywoodiano e quindi rispetto alle procedure narrative spettacolari che quel firmamento produce. Ciò non vuol dire, come qualcuno ha pure scritto, che le leggi del famoso Dogma consistano in una messa in scena  «priva di qualsiasi artificio». Oltre che impossibile teoricamente (il cinema non si trova in natura), tale condizione non si riscontra comunque nei testi concreti, quali Festen – Festa in famiglia (1998), Le forze del destino (2003), Dear Wendy (2005). E neppure in quest’ultima riunione, per la quale parlare di commedia è un esplicito vezzo culturale. La famiglia è ancora presa di mira, con un sarcasmo atroce e scoperto, trasparente non tanto per le situazioni e le battute quanto per il gioco dichiarato dei ruoli e dei personaggi, sempre sul filo di un’oscillazione programmatica tra “esposizione” brechtiana e “vissuto” recitativo (vita sul set) che rende il film difficilmente riconoscibile allo specchio del cinema di genere. Certe “disfunzioni” familiari di cui tratta Vinterberg, pur stravolgenti il senso comune, possono essere tuttavia utili chiavi di lettura del contesto contemporaneo. E non è detto che anche nelle più “pazze” e disturbate persone non sia rintracciabile il sentiero stretto che porti a quel sentimento grossolanamente chiamato amore. Al giovane Sebastian (Møller Knauer) ne capitano di tutti i colori. Si porta dietro fin da bambino lo shock del suicidio del padre («sotto un treno», gli ha sempre raccontato la madre sporgendosi dal letto frequentato da compagnia femminile) e perciò balbetta di continuo. Mentre fervono i preparativi per l’accoglienza al famoso cantante lirico Karl Kristian Schmidt (Larsen) che ritorna nella piccola città natia dove si celebrano i 750 anni dalla fondazione, Sebastian rivede Maria (Mannov Olesen), la ragazza di cui è stato innamorato. Peccato che stia per sposare Claudia (Reingaard Neumann) e che lei non sia contenta neanche un po’ della nuova fiammata del fidanzato. Il ragazzo, cuoco in un équipe culinaria più che pittoresca, è sempre più confuso. Nella baraonda generale, finisce per essere travolto dall’emozione e per piangere sulla spalla di Karl, il quale, tanto bizzarro, si rivela affettuoso e comprensivo, quasi che Sebastian gli risvegliasse l’istinto paterno. Non stiamo a raccontare tutto. Sebastian dovrà sopportarne. Per caso, nella stanza di Karl capita anche Maria. Balbuziente sì, ma forse il meno “pazzo” della scombinata compagnia, il giovane cuoco saprà recuperare la ricetta del vivere in pace, con Maria in un giardinetto dove possano giocare i loro bimbi. Potrebbe finire in dramma, si risolve invece in Traviata, con Karl nella parte di Germont che canta al figlio Alfredo i versi di Francesco Maria Piave: «Ah il tuo vecchio genitor tu non sai quanto soffrì…». Artificio forse, ma certo un modo non “naturale” e nemmeno “perfetto” di raccontare il malessere dei nostri giorni. (Passato al Festival Internazionale del Film di Roma 2008 nella sezione “L’altro cinema – Extra”).

Franco Pecori

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30 aprile 2009