La complessità del senso
20 11 2017

Earth – La nostra Terra

film_earthlanostraterraEarth
Alastair Fothergill e Mark Linfield, 2007
Fotografia Richard Brooks Burton, Andrew Shillabeer
Voce Paolo Bonolis

Il Sole, la Terra. I continenti, le stagioni, le piante, gli animali. Curato da BBC Natural History Unit con il sostegno del Federal Film board tedesco, girato in 19 mesi da 40 troupe specializzate, esce in Italia, il 22 aprile 2009 in coincidenza con la Giornata mondiale della Terra celebrata dal WWF insieme a Disneynature, il bellissimo documentario dedicato al nostro pianeta nel suo stato attuale, di fragile sopravvivenza, minacciata dal riscaldamento del globo. «Per difendere la natura – ricorda Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia – bisogna prima conoscerla». Il film di Fothergill e Linfield contribuisce a tale conoscenza attraverso una qualità estetica eccellente, che non sopravanza l’informazione ma se ne serve per raffigurare un’immagine della Terra quantomai realistica e affascinante. Dal Polo Nord all’Antartide, dall’inverno glaciale all’estate torrida, l’occhio del cinema traccia un viaggio “epico” seguendo con particolare attenzione i destini di una famiglia di orsi polari, di un branco di elefanti e di una balena megattera col suo neonato. Questi e molti altri animali si muovono attraverso paesaggi dall’aspetto incredibilmente spettacolare. La fotografia è degna del compito. La tecnologia (riprese aeree cineflex, definizione HD, foto time lapse, nessun effetto digitale)  non è usata in senso “espressivo” ma in funzione di una rappresentazione quanto più precisa anche dei particolari. Il senso del tempo, del trascorrere delle stagioni, si compone complessivamente attraverso un montaggio rispettoso della scansione delle riprese, curate con maestria non disgiunta da passione verso i contenuti. La voce fuori campo di Paolo Bonolis (Patrick Stewart nell’originale) ha l’arduo compito di misurarsi con la magnifica scena evitando di andare sopra le righe o di trasformare in “favola” il racconto della nostra Terra. Solo a tratti il testo cede alla tentazione del paragone più o meno esplicito tra vita naturale e umana. E si possono perdonare impertinenze espressive del tipo: «Uno più esotico dell’altro» per definire gli Uccelli del Paradiso. 

Franco Pecori

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22 aprile 2009