La complessità del senso
19 11 2017

Fuori menù – Fuera de carta

film_fuorimenuFuera de carta
Nacho Garcia Velilla, 2008
Fotografia David Omedes
Javier Camara, Lola Dueñas, Fernando Tejero, Benjamin Vicuña, Chus Lampreave, Luis Varela, Cristina Marcos, Alexandra Jimenez, Junio Valverde, Alejandra Lorenzo, Fernando Albizu, Jorge Alonso, Carlos Leal, Alberto Jo Lee, Carlos Olalla, Mariano Peña.
Malaga 2008, Javier Camara at.

I temi dell’omosessualità hanno preso spazio progressivo e forma esplicita nel cinema del terzo millennio. Qualche titolo uscito in Italia: Una lei tra di noi, The Iron Ladies, I segreti di Brokeback Mountain, Infamous – Una pessima reputazione, XXY Uomini-donne o tutti e due?, Riparo, Milk, Diverso da chi? Ora dallo spagnolo Velilla, noto nel suo Paese per i successi televisivi, questo Fuori Menù che nello specifico affronta, anche se a prima vista non sembrerebbe, proprio il tema della famiglia nelle sue implicazioni omosessuali. Siamo a Madrid. Nel quartiere gay di La Chueca lo chef Maxi (Javier Camara: Parla con lei, Lucia y el sexo, La mala educacion, La vita segreta delle parole) conduce brillantemente il suo ristorante e vive con libertà la sua vita di omosessuale. Ha due figli, Edu (Junio Valverde) e Alba (Alejandra Lorenzo), «fatti con poca voglia», ma dopo la separazione dalla moglie la sua vera famiglia è stata la squadra dei collaboratori, prima fra tutti la maitre Alex (Lola Dueñas), le cui cure verso Maxi, come del resto verso tutti gli altri uomini, risultano inutili. Tutto funzionerebbe se non ci fosse un “fuori menù”. Muore la madre dei due figli e Maxi, proprio mentre viene attratto dal nuovo vicino di casa, Horacio (Benjamín Vicuña), ex calciatore argentino, deve ricordarsi di essere padre. La commedia che finora viaggiava sul filo di una fine ironia trasgressiva, con una buona capacità del regista di “condire” la ricetta in maniera digeribile per quanto gustosa, assume una trasparenza moralistica che attenua il divertimento e concede peso alla tesi di moda, del diritto/dovere del gay alla vera paternità. La “conversione ad U” di Maxi, il suo ritorno ai figli e alla vera felicità lascia il senso sospeso a mezz’aria, come se l’autore sperasse nel dibattito successivo alla visione e affidasse il successo del film all’attualità del tema.

Franco Pecori

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24 aprile 2009