La complessità del senso
23 09 2017

Sbirri

film_sbirriSbirri
Roberto Burchielli, 2009
Fotografia Gigi  Martinucci
Raoul Bova, Luca Angeletti, Simonetta Solder, Alessandro Sperduti.

Lo sapevate che i giornalisti, anche quelli della Tv, hanno una vita privata? E che i poliziotti, specie quelli dell’antidroga, sono impegnati quotidianamente nelle grandi città a bloccare piccoli spacciatori cogliendoli sul fatto? E lo sapevate che di sera e di notte in alcuni luoghi di Milano le pillole di ecstasi e le dosi di cocaina circolano anche tra i minori? E che può succedere che un ragazzino, un sedicenne, magari per una volta che il padre, giornalista, si è fidato a dargli il permesso di fare un’uscita un po’ diversa, può lasciarci la vita? Se lo sapevate e se non sentite il bisogno di una “documentazione” costruita per il cinema, con la faccia di Raoul Bova che fa il giornalista, allora non siete nel target del film. Se invece avete ancora fede nel “notiziario” e credete che sia diverso dalla “fiction” e dal “reality” e se, una volta al cinema, non avvertite la differenza nemmeno col cinema, allora godetevi questi Sbirri di Burchielli. Il regista milanese, passato dalla Tv al cinema con il musical Come se fosse amore (2002), si tuffa ora nella “realtà” di cui sopra, convinto che si possa semplicemente cancellare l’aspetto oppositivo tra “realtà” e “finzione”, con un lavoro di tipo documentario, sottoponendo gli attori ad un esercizio di “assuefazione”.  Si dimentica così che la realtà non può essere improvvisata e che, all’opposto, l’improvvisazione non può essere convogliata facendo finta di niente. A parte ciò, il film ha comunque un suo stile grossier, che agli assuefatti di ogni tipo e di ogni livello non dispiacerà.

Franco Pecori

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10 aprile 2009