La complessità del senso
22 11 2017

Duplicity

film_duplicityDuplicity
Tony Gilroy, 2009
Fotografia Robert  Elswit
Clive Owen, Julia Roberts, Tom Wilkinson, Paul Giamatti, Carrie Preston, Thomas McCarthy, Wayne Duvall, Christopher Denham, Kathleen Chalfant, Eliezer Meyer, Rick Worthy, Robert Bizik.

Non è certo la prima volta che Julia Roberts, indimenticabile Pretty Woman (1990), s’impegna in parti di una certa complessità. Lo ha fatto sotto la direzione di registi come Soderberg (Ocean’s Eleven), Clooney (Confessioni di una mente pericolosa), Nichols (Closer, La guerra di Charlie Wilson). Ora Gilroy, passando dai problemi di corruzione nel mondo degli avvocati e dei loro clienti (Michael Clayton, 2007) alla guerra spietata tra due multinazionali per una formula contro la calvizie, ha pensato di cavalcare il genere commedia romantica, “rinforzandolo” con iniezioni di thriller, confezionate su misura non solo per la Roberts ma per la coppia Roberts-Owen. I due attori sono di nuovo insieme dopo la bella prova offerta in Closer (2004). La Roberts nei panni di Claire, Owen in quelli di Ray, sono in Duplicity due tipi furbissimi, con esperienze valide nella Cia e nei Servizi britannici. Si amano ma non riescono a fidarsi l’uno dell’altra e viceversa. Non mancherà il “compenso” per uno stress così ossessivo. Owen porta nel film anche la maschera di personaggi precedenti (Sin City, Inside Man), sicché durante lo svolgersi della trama manca il tempo per rilassarsi un momento e intenerirsi con i sentimenti dei protagonisti. Del resto l’idillio non arriva mai, un piccolo sollievo lo si potrà provare solo alla fine del film. L’avventura di Claire e Ray risulta alquanto forzata dal meccanismo narrativo, un andirivieni continuo su e giù per il calendario, dal prima al dopo e dal dopo al prima, che finisce per far perdere di senso all’intreccio degli inganni, riducendolo ad una sorta di gioco dell’oca. Nella parte dei capi delle aziende in lotta, Wilkinson e Giamatti sono bravi. Soprattutto il secondo ha il privilegio di poter sconfinare nel comico. Da un regista che aveva scritto film come The Bourne Identity e The Bourne Supremacy, era lecito attendersi un plot pur intrigante ma meno meccanico.

Franco Pecori

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10 aprile 2009