La complessità del senso
26 09 2017

Louise-Michel

film_louisemichelLouise-Michel
Benoît Delépine & Gustave Kervern, 2008
Fotografia Hugues Poulain
Yolande Moreau, Bouli Lanners, Robert Dehoux, Sylvie Van Hiel, Jacqueline Knuysen, Pierrette Broodthaers, Francis Kuntz, Hervé Desinge, Terence Debarle.
San Sebastian 2008: Benoît Delépine & Gustave de Kervern scg,  Sundance 2009: Premio Speciale Giuria.

Chiude una fabbrica nella regione della Picardie (Nord della Francia). Il padrone inganna le operaie, le quali si ritrovano disoccupate con una “liquidazione” di 2000 euro a testa. Si riuniscono e, su idea di una di loro, Louise/Moreau (Senza tetto né legge, Varda 1985, Il favoloso mondo di Amélie, Jeunet 2000, Vendette di famiglia, Palluau 2002), decidono di utilizzare la somma (20 mila) per incaricare un killer affiché ammazzi il padrone. Ci pensa Louise a trovare l’uomo giusto, ma Louise è un tipo un po’ speciale e presto il racconto diventa commedia, una commedia per nulla normale. Michel/Lanners, il killer, ha l’aria piuttosto di uno squinternato, il suo fisico è lontanissimo dal ruolo, le sue capacità di concentrazione sono al minimo. Sul filo della satira, in una prospettiva ideale anarchica, l’azione si sviluppa per scene brevi, girate con “noncuranza”. Gli attori, scelti tra gli amici dei registi e tra la gente comune, si muovono con una naturalezza che forse sarebbe stato difficile ottenere da professionisti. I francesi Delépine e Kerven (per 15 anni hanno scritto e interpretato sketch satirici in Tv, il loro primo film da registi, Aaltra, è del 2004, il secondo, Avida, è passato fuori concorso a Cannes nel 2006) dicono di aver risentito dell’incontro con il finlandese Aki Kaurismäki (L’uomo senza passato, Moro no Brasil, Le luci della sera). Il loro cinema premia la sostanza umana anche oltre il racconto, nelle riprese diventa importante ciò che succede agli attori e un certo spazio è lasciato all’improvvisazione. Sicché, i riferimenti alla “realtà” sociale perdono il carattere netto della “copia” per assumere un valore simbolico eterodosso, che nasce dal set ancor più che dallo script. Giustamente al Festival di Roma 2008 Louise-Michel è passato nella sezione L’altro cinema/extra. Non che Delépine e Kerven facciano cinema “sperimentale”, il risultato artistico è anzi ben definito nonostante le loro dichiarazioni d’intenti siano molto decise per uno «stile libero», «incentrato più sulla storia umana che non sull’estetica». Detta così, l’estetica sembra una parolaccia. Invece, la ricerca dei due autori è proprio volta a mantenere saldo il senso di una poetica riconoscibile. Lo dicono gli stessi registi mentre parlano di «esilarante e nerissima commedia», «western sociale», «onnipresenza del rumore», «dialogo al minimo», «colori un po’ slavati come quelli dei cieli del nord», «sonoro grezzo e diretto». Parametri tra genere e stile.

Franco Pecori

 

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3 aprile 2009