La complessità del senso
22 09 2017

I mostri oggi

film_imostrioggiI mostri oggi
Enrico Oldoini, 2009
Fotografia Federico Masiero
Diego Abatantuono, Sabrina Ferilli, Giorgio Panariello, Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Carlo Buccirosso, Pilar Abella, Massimo Andrei, Susy Laude, Mauro Meconi, Sergio Forconi, Luca Mrrione, Corinne Piccinnu, Pietro Fornaciari, Emanuela Aureli, Rocco Giusti, Moris Verdiai, Valeria De Franciscis, Tushar, Neri Marcorè, Ciara Gensini, Veronica Corsi, Cristel Checca, Beatrice Aiello, Elena Cantarone, Valerio Petrilli, Elisa Marchesani, Maria Teresa Di Bari, Claudio Bisio, Rodolfo Castagna, Anna Foglietta, Rosalia Porcaro, Enzo Cannavale, Paola Lavini, Vincenzo Polidoro, Rino Diana, Beatrice Orlandini, Ugo Conti, Renato Converso, Luciano Manzalini, Andrea Giuliano, Antonello Morea, Luigi Russo, Pippo Cangiano, Sergio D’Auria, M. Letizia Miranda, Desirée Castignini, Massimo Giletti, Shuruz Ali Khalifa.

Oggi i mostri non fanno impressione. Sono “mostri”, tra virgolette. Le virgolette significano per così dire. I mostri fanno davvero parte della realtà di tutti i giorni, una “realtà” per modo di dire. Una volta, la Garbo e Valentino, Humphrey e Marilyn erano il sogno, una realtà lontana impossibile. Oggi, l’influsso e l’interrelazione della televisione sui modelli di comportamento ha ridotto talmente la distanza tra vita e finzione che – reality, Tg, miniserie e perfino documentari – è arduo mantenere la coscienza di ciò che facciamo, di come siamo. E il cinema, spesso, fa la sua parte, sta al gioco. Così, se andiamo a vedere i mostri di Oldoini, il regista di Yuppies 2, di Vacanze di Natale 90 e 91, de La fidanzata di papà, non possiamo certo aspettarci i paradossi del Risi 1963, di Gassman e Tognazzi. Quel “filmetto a episodi” aveva la cattiveria necessaria alla comicità autentica e chiedeva allo spettatore un impegno scomodo nel riconoscere ed ammettere certe mostruosità comuni. La risata scaturiva come necessario risarcimento. Con i mostri di oggi, i “mostri”, non può che esservi identificazione, quindi bonario divertimento. Di risate non c’è nemmeno bisogno. Sono “mostri” per modo di dire, di vedere, di immaginare, di vivere. Detto questo, si poteva, nei 16 miniepisodi, fare qualcosa di più per dare un minimo di respiro ai personaggi, al di là di una risaputa ritualità gestuale codificata dai palinsesti e “autorizzata” dalle abitudini di “ascolto”. Non ha molta importanza se non tutti i “volti” televisivi danno qui il meglio di sé, né se il big Abatantuono approfitta un po’ troppo (con pigrizia) del proprio “marchio”. Meglio apprezzare alcuni momenti di minore “calcomania” stereotipica, come nel discreto episodio La testa a posto, in cui, al di là o meglio al di qua del solito risvolto finale “a sorpresa”, Buccirosso e Foglietta insieme a Cannavale attingono almeno per un momento ad un know how non puramente televisivo; o come nel duetto Ferilli-Marcorè, in cui proprio la copia esplicitamente accentuata di una finzione (coppia di coatti cerca di mettere in pratica i segreti del peggiore opportunismo appresi dagli affaristi furbi) dimostra l’importanza di una “pedagogia” che circola abusivamente d’attorno.

Franco Pecori

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27 marzo 2009