La complessità del senso
20 11 2017

Alpha Dog

film_alphadog.jpgAlpha Dog
Nick Cassavetes, 2006
Emile Hirsch, Justin Timberlake, Anton Yelchin, Sharon Stone, Bruce Willis, Ben Foster, Shawn Hatosy, Olivia Wilde, Chris Marquette, Fernando Vargas, Dominique Swain.

Jesse James Hollywood, giovane spacciatore di Santa Barbara, Los Angeles, è in attesa di giudizio, accusato di omicidio. Rischia la pena di morte e spera in un processo equo. La materia è “calda”, di quelle terribili, che, a considerarle “specchio” della società, c’è da cadere in una visione apocalittica. Nick Cassavetes (figlio di John, l’autore di film mitici, come Ombre, Gli esclusi, Mariti, Gloria) studia i fatti e, un po’ anche per esperienza quasi-diretta (la figlia ha frequentato la stessa scuola di alcuni dei protagonisti) ce ne dà un film drammaticamente palpitante. Si dice “tratto da una storia vera”, ma qui è lecito rovesciare la formula: diremmo “attratto” da una storia vera. E, per via artistica, “astratto” dalla storia vera, dato che l’arte riscatta la realtà dalle sue contingenze. Si parte dal quadro sconsolante di una gioventù ricca, che non sa cosa fare della propria vita se non esibirne i frammentari esiti esistenziali, misti di stupidità e violenza. Non è un giudizio “morale”, è la descrizione di un “panorama”. Vedere tutta la prima parte del film. Jesse Hollywood si chiama Truelove, ha un padre (un Bruce Willis di rara consistenza) non incolpevole dell’idea godereccia che il figlio ha del vivere. Leader per carattere, tracotante, di spirito “amaro”, il ragazzo dirige le giornate e le notti “urlate” di un gruppo di amici, immersi nel fumo e nell’alcol. Le loro famiglie, anche “per bene”, subiscono con disarmante passività – ben riuscita l’interpretazione di Sharon Stone, madre dei due fratelli, Jake il maggiore e Zack, quindicenne, il minore, coinvolti nel “cambio di marcia” che trasforma la vicenda in qualcosa di tragico. Jake ha un debito verso Truelove e non riesce a pagarlo. Truelove gli rapisce il fratello, ma non calcola le conseguenze penali. Alle strette, “ordina” all’amico Frankie (Timberlake) di uccidere il ragazzino, i l quale nel frattempo si è rifiutato di tornare a casa, affascinato dalle “trasgressioni” dei più grandi. Il suo “non voglio morire” è tutto per i posteri. Dicevamo la stupidità. Capire da dove venga è problema da sociologi. Il film si mantiene sul filo di una giusta ambiguità. Mai osceno, rappresenta una storia che non ha diretti colpevoli e che, pure, denuncia colpe profonde, segni di sofferte alienazioni.

Franco Pecori

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23 febbraio 2007