La complessità del senso
23 11 2017

Giulia non esce la sera

film_giulianonescelasera1Giulia non esce la sera
Giuseppe Piccioni, 2009
Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Sonia Bergamasco, Domiziana Cardinali, Jacopo Domenicucci, Jacopo Bicocchi, Sara Tosti, Chiara Nicola, Fabio Camilli, Sasa Vulisevic, Paolo Sassanelli, Lidia Vitale, Antonia Liskova, Piera Degli Esposti.

La difficoltà, superiore rispetto alla media, di riconoscere nel film, dopo averlo visto, le sinossi per la stampa, depone tutta a favore del lavoro di Piccioni, regista sensibile (Fuori dal mondo, Luce dei miei occhi, La vita che vorrei) al valore morale dei contenuti e alle problematiche estetiche che agli stessi contenuti danno forma. Non facile da raccontare, per il forte rischio di banalizzazione referenziale, Giulia non esce la sera accumula temi e tende a cancellarne gli “svolgimenti”, in una ricerca progressiva di dettagli preconizzatori e insieme decostruttori di senso. Da questo lato, la “scrittura” del film si identifica con il carattere del protagonista, Guido (Mastandrea), scrittore proiettato dalla macchina editoriale verso la finale di un premio importante; scrittore che non sa come sia potuto diventare scrittore, marito e padre straniato, uomo/ragazzo in cerca di identità. Guido (si chiamava così anche il Guido/Mastroianni, regista in crisi nel felliniano 8 e 1/2 del 1963), mentre si prepara con scetticismo alla serata del premio, assistito/oppresso dalla sua editrice – Degli Esposti in forma smagliante -, continua a scrivere altre storie, frammenti di immaginazione disorientata, che si confrontano con il suo quotidiano sempre più complicato e disarticolato. Guido non è un romanziere, non gli riesce di esserlo – e questa è una delle chiavi di lettura del film, un contest letteratura-cinema aggiornato al presente non-dialettico quale oggi ci tocca vivere; dicono di lui che sia uno scrittore (salvo abbandonnarlo al suo destino quando si “dimentica” dell’appuntamento per un’importante intervista), ma a lui riesce difficile tradurre in parole le sorprese della propria vita. Una di queste sorprese è l’istruttrice di nuoto della figlia Costanza (Cardinali). Quando la ragazza, stanca della piscina, lascia il posto al padre, Giulia (Golino) e Guido entrano in uno strano rapporto, difficile e facile, fatale, irrinunciabile, disvelatore, fuor di ragione. Improvvisamente Giulia rivela a Guido la propria condizione di detenuta con permesso di lavoro. È una confessione che paradossalmente pone l’uomo di fronte alla sua solitudine, al dramma irrisolvibile della sua insoddisfatta esistenza. Guido non sa cosa scrivere e non sa cosa fare, non vuole più la moglie, non ha il coraggio di lasciarsi andare con Giulia. L’esito sarà drammatico, senza che però si scivoli nel romantico. Giulia capisce, ha una figlia che non vuole più vederla, non avrà l’uomo che avrebbe potuto salvarla. L’amarezza coraggiosa della sospensione lascia il film a mezz’aria, come nell’attesa capovolta di un futuro che non può venire. La fine della donna è fredda, l’uomo è dinanzi al seguito inutile della sua scrittura. Piccioni si avvale di un direttore della fotografia, Luca Bigazzi, bravo nel non lasciarsi coinvolgere emotivamente, mantenendo invece la giusta distanza dagli “oggetti” del film, come fotografasse il solo mondo possibile col solo occhio possibile, esterno, contemporaneo. Apprezzabile la prova dei due protagonisti, una Golino contenuta e “cosciente”, un Mastandrea che sa limitare al minimo le sue più risapute ironie per attingere con prudenza a rappresentazioni responsabili.

Franco Pecori

Print Friendly

27 febbraio 2009