La complessità del senso
18 10 2017

Il curioso caso di Benjamin Button

film_ilcuriosocasodibenjaminbutton.jpgThe Curious Case of Benjamin Button
David Fincher, 2008
Brad Pitt, Tilda Swinton, Cate Blanchett, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Elle Fanning, Elias Koteas, Jason Flemyng, Faune A. Chambers, Josh Stewart, Mahershalalhashbaz Ali, Peter Donald Badalamenti II, David Ross Paterson.

Benjamin, nato vecchio, morirà neonato. Non è un gioco di parole, tuttavia è, per quanto drammatico, un gioco. Intanto, un infante con la faccia raggrinzita di un Brad Pitt ottantenne è già un bell’impatto (e una bella sfida per il truccatore Greg Cannom). L’idea è di Francis Scott Fitzgerald. L’omonimo racconto scritto nel 1922 porta con sé quell’aria inventiva, intelligente e appassionata, che caratterizzò in tutti i campi i primi decenni del secolo scorso. Poi, superato il primo sbigottimento, visto che il vecchietto non muore e anzi tende a ringiovanire, entriamo in una dimensione di “verifica”, siamo curiosi di vedere come il regista, già bravo in magheggi come i video per Madonna e per i Guns’n Roses nonché nella gestione di misteri orripilanti quali l’attività spavalda del serial killer Zodiac (2007), riesca a soddisfare il paradosso delle due linee temporali che da opposte partenze vanno ad incrociarsi in un punto per poi riallontanarsi inesorabilmente. Il curioso caso ci è narrato in flash da Daisy (Blanchett). La donna, in fin di vita, si fa leggere dalla figlia Caroline (Ormond) un diario che ha conservato gelosamente e in segreto e che comincia così: «Me ne vado dal mondo come ci sono entrato, solo e senza niente. Tutto ciò che mi resta è la mia storia. La scrivo ora mentre ancora me la ricordo. Il mio nome è Benjamin Button e sono nato in circostanze inusuali». Il diario è datato 4 aprile 1985. Benjamin nasce a New Orleans la notte in cui finisce la prima guerra mondiale. La madre muore di parto, il padre abbandona il “mostro” sulle scale di un ospizio. Ringiovanito rapidamente, Benjamin se ne andrà presto. Nel 1930, uomo ancora maturo, vede Daisy bambina. I loro due tempi dovranno ancora scorrere separati prima che, all’incrocio, l’amore si compia. Fincher procede senza scossoni, mantiene fede ad una verosimiglianza ambientale che lascia i necessari spiragli all’evolversi paradossale della vicenda. Certo, quando si tratterebbe di rendere la poesia intima e insieme deflagrante di tutto un mondo che sembra continuamente rovesciarsi come la manica di un cappotto, il trucco non basta più,  forse non basta nemmeno il volto del “vero” Pitt, per quanto impegnato al limite delle possibilità. È la forza della letteratura a non trovare sempre il degno corrispettivo. Sicché, paradosso interno, il momento più autenticamente drammatico e fantastico del film sta proprio nella storia di Benjamin nascosta, quella evocata, invisibile, vissuta e sentita soltanto da Daisy, che dal suo letto di morte trasmette alla figlia lo stupore di un accidente irripetibile e assolutamente privato.

Franco Pecori

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13 febbraio 2009