La complessità del senso
26 09 2017

Questo piccolo grande amore

film_questopiccolograndeamore.jpgQuesto piccolo grande amore
Riccardo Donna, 2009
Emanuele Bosi, Mary Petruolo, Daniela Giordano, Mariella Valentini, Federico Galante, Claudio Cotugno, Valentino Campitelli, Giulia Amato, Veronica Corsi, Matteo Urzia, Stefano Masciolini, Veronica Bruni, Giancarlo Previati, Piero Cardano, Andrea Gherpelli, Antonio Gerardi, Ivano Marescotti, Federico Costantini.

«Solo un piccolo grande amore, niente più di questo»? L’alone della canzone di Claudio Baglioni (1972, definita poi, in un’edizione del programma Tv Fantastico, “La canzone italiana del secolo”) non è svanito e il motivo regge bene al ritorno dei decenni. L’evocazione di sentimenti amorosi era delicata, velata da un lieve senso di nostalgia giovanile e tale resta. Parliamo del musicista e della sua musica perché questo primo film di Riccardo Donna, regista finora televisivo, è dichiaratamente costruito sulla traccia dei pezzi dell’album di Baglioni, le cui canzoni raccontavano una vera e propria storia completa. La sceneggiatura era già nel 33 giri, Ivan Cotroneo e lo stesso Baglioni l’hanno adattata al cinema come si fa con i libri che diventano film. Sbagliato sarebbe riandare più indietro, all’epoca dei “musicarelli” degli anni ’50-’60, quando Elvis Presley era Il delinquente del rock’n’roll (Richard Thorpe, 1957) e la sceneggiatura per Domenico Modugno, Giovanna Ralli e Vittorio De Sica (Nel blu dipinto di blu, Piero Tellini, 1959) la scrivevano Ettore Scola e Cesare Zavattini, quando Gianni Morandi cantava a Laura Efrikian Non son degno di te e Caterina Caselli urlava Nessuno mi può giudicare (Ettore Fizzarotti, 1965 e ’66): si rischierebbe di andare fuori tema perché in quei “filmetti” di allora si respirava un’aria di ottimismo da boom (economico) da cui oggi siamo ben lontani e perché, in QPGA, il metodo di trattare la materia musicale si distacca dal pretestuoso opportunismo di storielline misurate sul fuggevole impatto di una canzone di successo. Il Piccolo grande amore di Donna è un prodotto ben più consapevole. Il regista rivisita i primi anni ’70 non ignorando certo l’eccentricità del modello culturale che Baglioni rappresentò in un’epoca di “impegno” esclusivo. Dal film traspare, al di là della carica emotiva della storia d’amore di Andrea e Giulia (bravi e ben scelti i due giovani attori, Bosi e Petruolo), una quasi esplicita rivincita sentimentale su un predominio ideologico mal digerito. Proprio le sequenze iniziali, della manifestazione dei giovani per la pace con l’intervento della polizia, sembrano le meno riuscite, esterne allo spirto del film, che invece prende il tono più giusto quando asseconda le fantasticherie dei due ragazzi, seguendoli, anche con spiritose invenzioni coreografiche,  nella loro storia d’amore. I brani musicali indicano la via del racconto e riportano al presente quella storia. In sostanza, QPGA va preso come un fumetto musicale, che illustra la poesia di Baglioni.

Franco Pecori

 

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11 febbraio 2009