La complessità del senso
26 09 2017

Revolutionary Road

film_revolutionaryroad.jpgRevolutionary Road
Sam Mendes, 2008
Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, Kathryn Hahn, David Harbour, Kathy Bates, Michael Shannon, Zoe Kazan, Ryan Simpkins, Ty Simpkins, Ryan Simpkins, Richard Easton, Michael Shannon, Kristen Connolly, John Behlmann, Adam Mucci, Timothy Warmen, Lorian Gish.
Golden Globe 2009: Kate Wnslet atr.

Giudizio senza appello sul “paradiso” degli anni ’50, ancor più lontano, se possibile, da quello raccontato nel 2002 da Todd Haynes. Dopo il capolavoro interpretativo che fruttò a Juliane Moore la Coppa Volpi e la nomination all’Oscar, ora è toccato a Kate Winslet (Golden Globe) il ruolo della donna inquieta, oppressa dal “vuoto” epocale.  Frustrata nei suoi sogni da un marito che sembra volerla assecondare in certi slanci verso una vita più libera (a Parigi! a Parigi!), ma che invece resta ancorato ai princìpi e alle abitudini rassicuranti e “confortevoli” di Revolutionary Road (a un passo da New York, fuori dalla frenesia della metropoli), April patisce la prigionia delle proprie aspirazioni e va incontro al finale drammatico, segnato dallo stesso destino ambientale che via via è venuto consolidandosi nello svolgimento narrativo. Tratto dal romanzo di Richard Yates, il film gioca sul doppio binario della prova di attori (A DiCaprio la parte più convenzionale, di Frank marito trentenne in bilico tra le velleità giovanili e la sistemazione professionale) e del discorso sociologico. Ben misurati, in questo senso, tutti i ruoli di contorno, la coppia di amici (Milly/Hahn e Shep/Harbour), la famiglia Givins col figlio “disturbato” (John/Shannon) che dice la verità sui malesseri degli altri e con la madre sensale (Helen/Bates), perfetto specchio della piccola medietà del tempo. La Winslet, a differenza della Moore di Lontano dal paradiso, prende “di petto” il personaggio, con effetti più accentuati, che però finiscono per scaricarne l’energia, attenuando quel senso di spinta verso la liberazione così ben compresso – ed esplosivo – nel film di Haynes. Mendes conferma qui una sua propensione al discorso “in stile”, da American Beauty (1999) a Era mio padre (2002), criticando e fotografando con cura.

Franco Pecori

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30 gennaio 2009