La complessità del senso
20 11 2017

Il dubbio

film_ildubbio.jpgDoubt
John Patrick Shanley, 2008
Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis, Lloyd Clay Brown, Joseph Foster, Bridget Megan Clark, Lydia Jordan, Paulie Litt, Matthew Bradley Marvin, Evan Lewis, Audrie J. Neenan, Susan Blommaert, Alice Drummond, Carrie Preston.

Un coppia strepitosa di attori per un film duro su un tema dalle larghe implicazioni. Regista è lo stesso autore della pièce teatrale che, partita nel 2004 dall’off Broadway, ha spopolato in tante altre piazze, e per la quale Shanley ha avuto il premio Pulitzer nel 2005. Siamo nel 1964. Del ’63 è l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e il Concilio Vaticano II, aperto da Giovanni XXIII nel ’59, è ancora in corso, continuato da Paolo VI. In una scuola cattolica del Bronx si riflettono i fermenti della società in fase di rinnovamento. Le tendenze progressiste di padre Flynn (Hoffman) sono ostacolate dalla preside Aloysius (Streep). La scintilla decisiva del contrasto tra i due viene dalla presenza di un alunno di pelle nera. Suor Aloysius ha il dubbio che il prete abbia delle attenzioni non normali verso il bambino (l’età è quella della terza media). Ma il dramma va in profondità, oltre la possibile questione della pedofilia. Ciò si può già comprendere dalla prima parte, che mostra la rigidità della preside nel gestire l’educazione dei ragazzi – e qui la Streep è bravissima nell’evitare il rischio di una caratterizzazione schematica; ma col procedere della vicenda, il film prende una prospettiva che, mentre investe la dimensione individuale dei personaggi cogliendone le ambiguità psicoanalitiche, rimanda ad una visione sociale e culturale databile sì in una precisa epoca eppure leggibile oggi secondo un vivo senso di attualità. Non inutile, nel contesto del “duello” Aloysius/Flynn, il ruolo di Amy Adams (sorella James), la giovane suora insegnante di storia, che parla con passione di Kennedy e non gradisce alla parete il ritratto di Pio XII (ma lo usa per spiare gli alunni ai banchi come in uno specchio). Proprio lei si lascia prendere dal fascino perverso della preside, contribuendo al consolidamento del “dubbio”. La sequenza finale, con le due donne nel giardino di un Natale di ghiaccio, non va raccontata, è però decisiva per la lettura non superficiale del dramma, risolto, al di là del testo, nel suo specifico, con la sublime arte di Meryl Streep.

Franco Pecori

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30 gennaio 2009