La complessità del senso
18 10 2017

Casino Royale

film-casinoroyale.jpgCasino Royale
Martin Campbell, 2006
Daniel Craig, Judi Dench, Eva Green, Mads  Mikkelsen, Jeffrey  Wright, Giancarlo Giannini, Caterina Murino, Simon Abkarian, Claudio Santamaria.

Bond non finisce mai. E perfino ricomincia. Con Daniel Craig l’eroe di Fleming torna agli inizi, al suo primo incarico. Questo di Campbell, ispirato al primo libro, è il 21° Bond cinematografico. C’è come un’aria di “serietà”, di impegno. La figura di Craig contribuisce in misura decisiva. Rispetto alle ultime versioni, tutto è più credibile. La licenza di uccidere non è licenza di “tutto”, pur nei larghi limiti dell’azione-azione, connaturata alla personalità dell’agente 007. Importante è lo stile. Da Praga all’Uganda, al Madagascar, ecco il primo forsennato inseguimento. Bond, atletico come non mai, soffre e vince. La parola è Ellipsis. L’intreccio è abbastanza complesso da far rimpiangere i tempi della “guerra fredda”. C’è da scoprire chi finanzia un’intera rete terroristica. Via alle Bahamas, 19.12.22 è l’ora esatta. Le Chiffre, banchiere privato di tutti i terroristi, è la persona. Il tavolo è da poker, ma ce ne sarà uno più importante, al Casino Royale. Intanto interviene la bella del capo. Tutta la notte per “interrogarla”. Bond non ha tempo. All’aeroporto succede qualcosa. Secondo inseguimento, sempre con una dose di humor più che degna. Poi si conosce la contabile del Tesoro (Eva Green), bellissima e diversa dalle altre donne di Bond, fredda e profonda insieme. Compare Giannini, faccia da mascalzone. Siamo al tavolo. Roba da intenditori. Una partita da cento milioni. Nell’intervallo, scontro interraziale per le scale. E Le Chiffre lacrima sangue. Bond è avvelenato. L’ultima mano è di 115 milioni di dollari. Ma non basta. Il finale è forte, anche romantico. Venezia! James Bond è innamorato, si dimette. Sarà vero? Si ricomincia, non è solo questione di soldi. E il film non è solo un giocattolo in movimento.

Franco Pecori

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5 gennaio 2007