La complessità del senso
24 09 2017

Rocky Balboa

film-rockybalboa.jpgRocky Balboa
Sylvester Stallone, 2006
Sylvester Stallone, Burt Young, Milo Ventimiglia, Geraldine Hughes, Antonio Tarver, James Francis Kelly III, Tony Burton, Talia Shire.

Rocky 6. Sarà finita? Per quanti (tanti) adorano il mito del pugile tutto cuore, resistenza e potenza, non dovrebbe finire mai. E il cinema li aiuta, finzione com’è. Stallone si dev’essere preparato per il film come un vero pugile si prepara all’incontro. Il cinema lo ha aiutato. Ovviamente, sarebbe sbagliato, da spettatori, prepararsi a vedere un film-verità, con scene di vera boxe. Qui l’unica verità è quella del mito e il vero tema, del resto ricorrente fin dal primo Rocky, è della contrapposizione “filosofica” tra tecnica e forza. Entra in ballo, come un’arguzia in più, l’idea di finzione che gli stessi due pugili, o meglio i loro manager, hanno avuto: vorrebbero che Rocky e il campione dei massimi Mason Dixon, si sfidassero solo per lo spettacolo, senza soffrire. Ma Rocky è Rocky, non è possibile. Finirà come deve finire. La sorpresa, invece, è nella lunga introduzione in chiave melanconica. Non è certo una novità la rappresentazione del vecchio pugile, che tira fuori la sua umanità, ora che ha finito di combattere. Ma per Rocky è diverso perché si tratta, in fondo, di decostruire un mito. Operazione pericolosissima. Roba perfino da cinefili, i quali possono vedere tutta la prima parte del film quasi fossero gli “extra” di un dvd, che spesso risultano molto interessanti. Infine, un leggero brivido. In questo Rocky 6 conosciamo il figlio di Balboa, (Milo Ventimiglia). Un seguito in tal senso sarebbe toppo.

Franco Pecori

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12 gennaio 2007