La complessità del senso
26 09 2017

Una voce nella notte

film-una_voce_nella_notte.jpgThe Night Listener
Patrick Stettner, 2006
Toni Collette, Robin Williams, Joe Morton, Bobby Cannavale, Rory Culkin, Sandra Oh, Rodrigo Lopresti

Il destino artistico di Robin Williams sembra consolidarsi in ruoli che ne caratterizzano le interpretazioni nel senso del “vissuto”, dello “straniero a se stesso e tendente a depressione”, ma con un sottile umorismo che ne riscatta l’ angoscia. Qui, dopo The final cut e dopo The Big White, Radio America, Vita da camper, si aggiunge un accento drammatico, per via della presenza di Toni Collette, inquietante personaggio tutto giocato sul vero/falso, ai limiti del thriller. La voce nella notte è quella di Gabriel Noone (Williams), scrittore in crisi artistica ed esistenziale (abbandonato dal suo compagno più giovane). E’ una voce alla radio, che racconta storie attingendo per lo più dalla propria esperienza. Dopo anni di trasmissioni notturne, quando la fantasia è ormai a secco, gli capita un manoscritto di memorie autobiografiche, in cui un ragazzino racconta le violenze subite ad opera dei genitori durante l’ infanzia. Noone comincia a parlarne al microfono e presto gli viene la voglia di conoscere direttamente l’autore dell’orribile storia. E’ qui che si entra in una dimensione “strana”. E diventa centrale la figura della madre di Pete (Collette). La “verità” si scoprirà nel finale. Ma ciò che conta è la struttura “indagine”, che interviene nella quotidianità sospesa di Noone; è una sorta di ambiguità dominante che s’impadronisce del film, al di là del meccanismo psicologico, persino “elementare” nella giustificazione dei comportamenti. In questo senso, la chiave interiore del film sta più nel cuore di Noone/Williams che nelle cause psicoanalitiche del vero/falso. Tanto che, lo svelamento finale della figura di Toni Collette nulla toglie al disagio dello scrittore in crisi.

Franco Pecori

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12 gennaio 2007