La complessità del senso
05 08 2021

Lei mi parla ancora

Lei mi parla ancora
Regia Pupi Avati, 2021
Sceneggiatura Pupi Avati, Tommaso Avati
Fotografia Cesare Bastelli
Attori Renato Pozzetto, Stefania Sandrelli, Isabella Ragonese, Lino Musella, Fabrizio Gifuni, Chiara Caselli, Alessandro Haber, Serena Grandi, Gioele Dix, Nicola Nocella.

Viene voglia di mettersi a scrivere pensieri anche nostri dal nostro diario. Ciascuno ha il suo diario, nemmeno sapendolo a volte. Pupi Avati ha messo da sempre sullo schermo, in un suo cinema in bianco&nero, il sapore di una vita rimpianta, il desiderio non colmabile di ripensarla trovandone il giusto risarcimento. Ora il tempo sfugge e lui “tira via” tagliando il montaggio come a dire: non si riesce a dire. Non è tanto per i 65 anni di matrimonio, ché si possono raccontare anche in ascensore, salendo una mattina; è il tempo che non torna e che divora la mamoria del sentimento, ridisegnando figure e pensieri da non potersi lasciare eppure forzatamente da perdere, a fronte di un’eternità letteraria, culturale. Nino è Pozzetto bravissimo, sull’orlo del patetico e invece “vero” come non mai, marito e compagno di Rina (Stefania Sandrelli, vengono in mente troppi film), vedovo consolabile soltanto nell’immaginazione. La figlia Elisabetta (Chiara Caselli), editrice (Avati attinge al romanzo di Giuseppe Sgarbi), pensa di trovare un gostwriter che possa fissare su pagina i ricordi del padre, prima che sia troppo tardi. E lo trova in Amicangelo. A Fabrizio Gifuni il compito di fare la sua parte, non è interessante – per i libri da molto tempo non si parla più di scrittura ma solo di “storie vere”, di agganci con la “realtà”. Restano le immagini, la memoria di Nino, il suo cuore che batte e disegna sequenze inesprimibili, ben lontane – intuiamo – da Nino giovane (Lino Musella) che sposa Caterina (Isabella Ragonese) e prende con lei la corriera fino alla casa materna, in campagna. Per un bel film sembra non esservi tempo. Quel che conta è che lei gli parla ancora, al di là della cattiva sorte di scrittori veri, come Cesare Pavese : “L’uomo mortale non ha che questo d’immortale: il ricordo che porta e il ricordo che lascia”. Troppo, un film è anche sufficiente.

Franco Pecori

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8 febbraio 2021