La complessità del senso
19 09 2021

Babyteeth – Tutti i colori di Milla

Babyteeth
Regia Shannon Murphy, 2019
Sceneggiatura Rita Kalnejais
Fotografia Andrew Commis
Attori  Eliza Scanlen, Toby Wallace, Essie Davis, Ben Mendelsohn, Michelle Lotters, Eugene Gilfedder, Georgina Symes, Andrea Demetriades, Arka Das.
Premi Venezia 2019: Premio Marcello Mastroianni a Toby Wallace.

Milla (Eliza Scanlen) è una teenager con in bocca ancora un dente da latte. Collegiale, studia violino. Moses (Toby Wallace) è un ventenne cacciato da casa e brancolante nel vuoto. Il caso (ma il caso non esiste) li fa incontrare sul marciapiede della metro, lei sull’orlo del suicidio, lui sul filo della sopravvivenza disorientata. Sono giovani buoni. Milla, malata di cancro, si aggrapperà al nuovo sentimento per Moses, lui si farà accettare da Anna (Essie Davis) ed Henry (Ben Mendelsohn), genitori della ragazza, nella loro bella casa borghese (Henry è psicologo). Traslucido, impeccabile, il film d’esordio dell’australiana Shannon Murphy segna e consolida un secondo stasimo della tragedia fantastica di gioventù difficile e alternata, nel quadro della società in evoluzione, nel semprenuovo spaesamento. Siamo ad oltre un decennio da Twilight. Il tempo vola, consolida i miti. Amore, morte e giovani: disvelamento progressivo di ansie alternative solubili sempre meno facilmente. Di sicuro, la difficoltà del vivere va trasparendo e disvelandosi al di là delle soluzioni, dei sogni, delle ipotesi sacrificali, a fronte di possibili ragionamenti più attuali. Passata l’idea del “vampiro immaginato”, siamo entrati nel “realismo sentimentale doloroso”, la  “Sick Lit” di Colpa delle stelle 2014, de Il sole a mezzanotte – Midnight Sun 2018. L’incontro con Moses – naturale e spontanea, cioè artisticamente ben costruita, l’interpretazione di Wallace è decisiva nel dare al racconto il peso meno simbolico – incide sul “riconoscimento di sé” che porta Milla alla precoce maturità e all’accettazione della parrucca. L’attrazione salvifica – ma il traguardo resta la morte – per il ragazzo della sua vita mette insieme mondi diversi e, istante per istante, “nuovi”, tali da lasciarsi trasparire nell’intreccio di codici e di sintassi da rielaborare. La forma del film, soprattutto del montaggio, non è che la trasparenza dell’intento a-sentimentale progressivo, il “senza dire”, fino al finale “sognato”, indispensabile per una chiusura degna di finzione.

Franco Pecori

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13 maggio 2021