La complessità del senso
17 11 2017

Home

film_home.jpgHome
Ursula Meier, 2007
Isabelle Huppert, Olivier Gourmet, Adélaïde Leroux, Madeleine Budd, Kacey Mottet Klein.

Una famigliola un po’ strana (marito, moglie, due ragazze e un bambino) vive beatamente in mezzo ad un campo a pochi metri da un’autostrada non finita, in costruzione ormai da dieci anni. Marthe (Huppert) e Michel (Gourmet) sembrano a loro agio nella casetta un po’ improvvisata ma funzionante, si comportano in maniera “normale”, come se attorno ci fosse il resto dell’umanità, però liberi nella loro perfetta autonomia. Michel ogni mattina scavalca il guardrail, sale in macchina, porta Marion e Julien a scuola e va al lavoro, Marthe fa girare la lavatrice e stende i panni lì fuori mentre Judith (Leroux), la maggiore, se ne sta indifferente, sdraiata in bikini a prendere il sole sul prato. Forse per la prossima estate sarà pronta la piscina che Michel sta costruendo nei ritagli di tempo. Vita aperta, vita beata. Ma durerà? Il sogno s’interrompe quando arrivano gli operai ad asfaltare. Il tratto rimasto interrotto per tanto tempo si apre al traffico, le auto e i Tir sfrecciano a dieci metri. L’inquinamento acustico e chimico traforma la casetta in un inferno invivibile. Non resta che barricarsi all’interno, a costo di non respirare. Il film è condotto sul filo del paradosso, con un tagliente humor che intacca le nevrotiche certezze della stranezza e la stranezza delle certezze. Il rumore fa esplodere le discordanze tra gli elementi della famiglia, il fuori e il dentro diventano due dimensioni non più armonizzabili. La Huppert e Gourmet si destreggiano con leggerezza in una selva di rimandi impliciti, metaforici, comici e drammatici. Tuttavia l’impressione è che, al suo primo lungometraggio (presentato nel 2008 alla Semaine de la critique di Cannes), la regista francese si sia, per così dire, caricata di eccessive responsabilità. Il problema della scelta estrema di vivere fuori contesto, “come se niente fosse”, si traduce stilisticamente in una provocazione anche culturale (cinematrografica) di una certa efficacia, ma non in tutte le scene la trasparenza del progetto si fa corpo estetico nel senso pieno. L’abito resta imbastito.

Franco Pecori

Print Friendly

30 gennaio 2009