La complessità del senso
22 09 2021

Il processo ai Chicago 7

The Trial of the Chicago 7
Regia Aaron Sorkin, 2020
Sceneggiatura Aaron Sorkin
Fotografia Phedon Papamichael
Attori Yahya Abdul-Mateen II, Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt, Michael Keaton, Frank Langella, John Carroll Lynch, Eddie Redmayne, Mark Rylance, Alex Sharp, Jeremy Strong, Noah Robbins, Danny Flaherty, Ben Shenkman, Kelvin Harrison Jr., Caitlin FitzGerald, Alice Kremelberg, John Doman, J.C. Mackenzie, Wayne Duvall.

“Tutto il mondo ci guarda”. Fu il motto dei militanti che, nel 1968, guidarono a Chicago la protesta contro la guerra in Vietnam, durante la Convention dei Democratici. Il mondo li guarda ancora, grazie anche al dignitosissimo lavoro del drammaturgo Aaron Sorkin, già sceneggiatore di successo (Codice d’onore 1992, The Social Network 2010), al secondo film da regista dopo Molly’s Game (2017) – West Wing, Tutti gli uomini del Presidente, del 1999, era una serie tv -. Erano in 7, appartenenti a gruppi distinti – SDS studenti per una società democratica, Yppies Partito Internazionale della Gioventù -, gli accusati di incitamento alla rivolta che furono sottoposti a processo il 26 settembre 1969. Il giudice Julius Hoffman (grande interpretazione di Frank Langella), in aperto conflitto col suo predecessore, eseguiva sfacciatamente il mandato conferitogli da Nixon, trasmettendo al neoprocuratore Richard Schultz (Joseph Gordon-Levitt) l’ “ordine” di vincere la causa. Particolarmente duro fu Hoffman verso un ottavo accusato, Bobby Seale (Yahya Abdul-Mateen II), capo delle Pantere Nere, al quale non fu permesso nemmeno di avere un difensore – “Sui cartelli là fuori c’è scritto: Liberate i 7 di Chicago, io non c’entro! Si voleva un imputato nero per spaventare la giuria”. Verso Seale fu concesso un comportamento repressivo inammissibile nella stessa aula del tribunale durante il dibattimento. Giorno dopo giorno, per 151 giorni, il difensore dei 7, William Kunstler (Mark Rylance), combatté un’impari battaglia contro l’arroganza politica della Corte. Per il presidente Hoffman, i contestatori erano “studentelli petulanti e pericolosi”. Sostenute con credibile verosimiglianza le loro parti da un ottimo cast: John Carroll Lynch è David Dellinger, Alex Sharp è Rennard Davis, Eddie Redmayne è Thomas Hayden, Sacha Baron Cohen è Abbie Hoffman, Jeremy Strong è Jerry Rubin, Noah Robbins è Lee Weiner, Kelvin Harrison Jr. è John Froines e Bobby G. Seale. Durante il processo si sviluppa il dibattito anche tra gli stessi contestatori, in particolare tra Hayden e Rubin, sul tema politico “eterno”, tra “rivoluzione culturale” e voto democratico. Bravo il regista a contenere il contrasto all’interno di sequenze strettamente pertinenti rispetto allo sviluppo narrativo. Nessun “volo” ideologico trasferisce il film sulle sfere dell’ “immaginazione al potere”. Basterà una risposta di Abbie Hoffman al giudice nel sottofinale: “Quando è nato? Psicologicamente nel 1960. Che cosa ha fatto fino al 1960? Niente, si chiama istruzione americana”. Spezzoni di documentario appaiono in flash molto misurati, tanto da evitare la rubricazione inutile nel genere “tratto da una storia vera”. Il finale, poi, comprime in una trovata documentale, anche scenica, il valore simbolico antispettacolare in una sottrazione d’immagine che meglio non si sarebbe potuta proporre.

Franco Pecori

 

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30 settembre 2020