La complessità del senso
17 12 2017

Un matrimonio all’inglese

film_unmatrimonioallinglese.jpgEasy Virtue
Stephan Elliott, 2008
Jessica Biel, Ben Barnes, Kristin Scott Thomas, Colin Firth, Kimberley Nixon, Kris Marshall, Katherine Parkinson,Pip Torrens, Christian Brassington, Charlotte Riley.
Festival Internazionale del Film di Roma 2008, Anteprima-Concorso.

Nel 1927, Hitchock l’aveva vista un po’ più sul giallo (Easy Virtue, con Isabel Jean, Robin Irvine, Violet  Farebrother, Frank Elliot). Nella nuova versione, dell’australiano Stephan Elliott (Priscilla la regina del deserto, 1994, The Eye – Lo sguardo, 1999), il riferimento teatrale resta il medesimo, la commedia di Noel Coward (1924), ma il passato poco chiaro di Larita (Biel), la sposa americana di John (Barnes), il giovane rampollo della famiglia inglese dei Whittaker, passa quasi in secondo piano. La causa delle “incomprensioni” che renderanno impossibile il rapporto tra la nuova arrivata e Veronica (Scott Thomas), la madre di John, è chiara fin dalle prime scene, le due donne hanno una visione del mondo nettamente diversa. Mrs. Witthaker e Veronica sono protagoniste del tipico scontro tra i due mondi: l’Inghilterra e l’America. Siamo nel decennio successivo a quello in cui è stato scritto il testo originale. Il dinamismo sportivo della bionda spregiudicata, sexy, allergica alla campagna, contrasta in modo decisivo con il contegno formale della padrona di casa, della vasta tenuta sul cui verde sconfinato si svolgono periodiche partite di caccia alla volpe. Ironia e sarcasmo a fiumi legano in un gradevolissimo tessuto di battute e di situazioni la partita a due che man mano si complica fino a coinvolgere gli altri membri della famiglia, le due sorelle di John e soprattutto Mr. Whittaker, il padre, ancora “giovane” e disponibile alla comprensione verso l’affascinante nuora. Al culmine della guerra tra donne, Firth, anche sulla scia del recente successo in Mamma mia, trionfa in un tango indimenticabile, liberatorio e quasi eversivo, con la sposa del figlio. Alto il livello delle interpretazioni, nella pura tradizione della commedia inglese. Notevole il debutto di Jessica Biel (Elizabethtown, L’illusionista) americana del Minnesota, nel genere da lei mai affrontato finora. Senza sbavature e aggiornato con pertinenza lo stile di Elliott. Il film esalta con la giusta discrezione ogni aspetto  che possa tradurre il sorriso in aperto divertimento e allarga lo sguardo in un’ottica di “costume”, secondo accentuazioni adeguate ai tempi.

Franco Pecori

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9 gennaio 2009