La complessità del senso
01 12 2021

Il concorso

Misbehaviour
Regia Philippa Lowthorpe, 2020
Sceneggiatura Rebecca Frayn, Gaby Chiappe
Fotografia Zac Nicholson
Attori Keira Knightley, Gugu Mbatha-Raw, Jessie Buckley, Keeley Hawes, Phyllis Logan, Lesley Manville, Rhys Ifans, Greg Kinnear, John Hefferman, Suki Waterhouse, Clara Rosager, Loreece Harrison, Emma Corrin.

“Comportamento scorretto”. Il titolo originale del film della britannica Philippa Lowthorpe, premiata regista televisiva (la serie The Crown), suggerisce una lettura più corretta e più implicativa rispetto alla traduzione italiana, dove l’idea di concorso, pur lasciando spazio ad una possibile sarcastica ironia, sembrerebbe non dover essere criticabile in sé. “Misbehaviour”, suggerisce di non lasciare il campo tecnico del senso, lasciando così alla parola un valore di negatività meno disponibile a conciliazioni storicistiche. Il film riguarda non tanto l’incoronazione di Miss Mondo 1970, quando venne eletta Jennifer Hosten, Miss Grenada (isola delle Antille), per la prima volta una donna di colore – bene interpretata da Gugu Mbatha-Raw. Si tratta piuttosto di un invito esplicito a non tralasciare l’importante momento simbolico, dal quale – complice il peso dell’evento televisivo mondiale – si consoliderebbe l’immagine di un’evoluzione storica, del possibile passaggio dal millenario patriarcato ad una società equilibrata, nella presenza femminile. La centralità del personaggio protagonista, Sally Alexander (Keira Knightley), donna di estrazione borghese, studentessa “anziana”, madre divorziata, femminista equilibrata nel rinnovamento anche “rivoluzionario”, solleva lo spettatore d’oggi, a mezzo secolo dall’evento (un’eternità), da una partecipazione “ingenua” non più culturalmente giustificabile. Le istanze rappresentate secondo il costume di allora (punk) dal collettivo femminista capeggiato dalla ribelle Jo Robinson (Jessie Buckley) – “Non siamo belle, non siamo brutte, siamo arrabbiate” – prendono nel film una forma sufficientemente articolata. Gli elementi comportamentali e insomma il modo di vivere, in famiglia come in televisione, nel soggiorno di casa come davanti a una platea mondiale, il modo di configurare i valori rappresentativi arriva, insieme alla cinepresa, al “Miss World HQ” – sede centrale dell’organizzazione “Miss Mondo” – non per vie traverse bensì spudoratamente sulla rotaia immaginifica “scorretta” (fuori contesto – contro-senso – o-scena) ben introdotta ad apertura di film. In parallelo, vediamo Sally presentarsi davanti alla commissione (tutti uomini) che deve giudicarne l’ammissibilità a l’University College London. Sally ha lasciato la scuola ormai da 15 anni (“Si trattava più che altro di prepararci al matrimonio”, spiega con ironia), ed ha preferito una famiglia costruita a modo suo. La prima domanda è: “Perché non abbiamo mai avuto una rivoluzione in Gran Bretagna?”. Risposta: “La guerra civile fu vinta dai ribelli, ma, anche allora, il nuovo ordine è durato solo una generazione. Quindi la vera domanda è: Perché tutte le nostre rivoluzioni sono fallite?”. Nel mentre, vediamo Bob Hope (Greg Kinnear) in Vietnam. Il comico intrattiene i soldati americani: “Benvenuti a Long Binh, in quello che mi piace chiamare gli Stati Uniti del Vietnam. So che avete chiesto al Presidente di farmi andare in pensione. Se pensate di liberarvi di me così facilmente, dovete parlare con Raquel Welch”.  Comportamento scorretto. Vediamo poi la costruzione rituale dell’immagine femminile in funzione della Libertà occidentale (Usa), ma da qui in poi siamo su un terreno battuto, le cui “scorrettezze” non ci sorprendono, verificabili tuttora ad apertura di piccolo schermo. La regia è tranquilla, onesta, evita il troppo facile, raccomanda semplicemente di non tralasciare la verifica del risaputo. [Mio Cinema e #Iorestoinsala  25-26-27 dicembre 2020. In Premium Video on demand su Sky Primafila, iTunes, Gplay, Rakuten TV, Timvision, Chili e Infinity dal 2.01.2021]

Franco Pecori

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25 dicembre 2020