La complessità del senso
17 12 2017

Il cosmo sul comò

film_ilcosmosulcomo.jpgIl cosmo sul comò
Marcello Cesena, 2008
Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Silvana Fallisi, Luciana Turina, Debora Villa, Cinzia Massironi, Victoria Cabello, Sergio Bustric, Isabella Ragonese, Alfredo Colina, Sara D’amario, Angela Finocchiaro, Raul Cremona, Elena Giusti, Luciana De Falco, Federica Cifola.

Il trio comico sterza decisamente sul genere a episodi e, insieme, pigia sul tasto del sorriso amaro e sarcastico. Il risultato c’entra poco con il “Natale al cinema” e si offre alla coscienza critica dello spettatore attento alle “impertinenze” dei comportamenti. Non è richiesto molto sforzo, l’oggetto è più che vicino, a portata di sguardo: è lì sul comò. Si comincia con le famiglie in vacanza (Milano Beach). Partire, questo è il problema. Sembra che Giovanni voglia fare il verso al Sordi di Bianco, rosso e Verdone, ma qui si va oltre la pedanteria e il limite della macchietta di costume viene superato con l’approdo ad una meccanica da “cinema muto”, utilizzata per la soluzione falso-conciliante (e invece “acida”) del felice picnic allo stadio, dove il verde non manca. Ancor meno concilianti i personaggi (Falsi prigionieri) dei ritratti nella cupa pinacoteca la cui atmosfera piacerebbe tanto a ragazzi di nome Harry che volessero verificare le proprie capacità magiche. Entra in campo a piedi pari il paradosso e fa muovere i quadri in un balletto irriverente e liberatorio. Il via lo dà Aldo, menestrello stufo di stare dipinto, inchiodato da secoli col suo mandolino muto. Pernacchie a Napoleone e festa con le antiche dame. Il terzo episodio (L’autobus del peccato) ci porta in chiesa. Giacomo è il parroco, sottoposto alle domande “teologiche” di Giovanni, sacrestano petulante e furbastro. Nel piccolo mondo delle false ingenuità si respira un’aria poco sacrale. Qui è debole la parte di Aldo, ragazzone timido innamorato di una commessa. Ma è l’episodio migliore per l’acuto realismo con cui è raccontata la vita della parrocchia. Infine la satira aperta e feroce verso le mode, occidentali e orientali, della medicina sul tema della procreazione (Temperatura basale). Giacomo ha il seme debole. E pensare che c’è gente che i figli appena nati li abbandona per la strada. Morale della favola? Gli episodi sembrano molto diversi tra loro, ma in fondo basterà affidarsi al senso comune, senza nemmeno spingersi, come fanno Aldo e Giacomo, in cima al mondo per una meditazione con il maestro Tsu’Nam, che è Giovanni, non altri. Apprezzabile, come sempre, l’impegno del trio nel cercare una coerenza di contenuti evitando facili fughe nel divertimento superficiale. Risalta però, ancora una volta, la resa poco cinematografica della loro verve, più adatta alla “verità” del cabaret, dove i “tempi” dell’azione possono essere gestiti secondo una scansione che la regia di Cesena fatica a praticare.

Franco Pecori

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19 dicembre 2008