La complessità del senso
24 11 2017

Bobby

vedere-bobby.jpgBobby
Emilio Estevez, 2006
Anthony Hopkins, Helen Hunt, Nick Cannon, Emilio Estevez, Colin Ferguson, Demi Moore, Freddy Rodriguez, Sharon Stone, Elijah Wood, Michael Bowen, Laurence Fishburne, Ashton Kutcher, Heather Grahm, Jacob Vargas, Martin Sheen, Gus Lynch, John Lavachielli, David Krumholtz, Harry Belafonte, Lindsay Lohan, Christian Slater, Joshua Jackson, William H. Macy.

Robert Kennedy sta per essere assassinato. E’ il 4 giugno 1968. All’Hotel Ambassador di Los Angeles si concludono tra poche ore, con i risultati del voto, le primarie per la presidenza degli Stati Uniti. Il senatore si prepara a raccogliere il consenso dei cittadini della California. Sarà una grande serata, fervono i preparativi. L’albergo è l’unità di luogo che, come in altri celebri film (ricordate La nave dei folli, di Stanley Kramer?), rappresenta un unico universo, umanamente variegato, ma caratterizzato da una complessiva omogeneità di fondo. Gli americani sembrano orientati alla svolta democratica, sulla spinta dell’esplosione delle profonde contraddizioni, interne ed esterne, lo squilibrio tra poveri e ricchi, il razzismo, la droga, la violenza, il Vietnam. Non tutti gli ospiti dell’Ambassador sono direttamente interessati al successo di Bobby. Ci sono i collaboratori più vicini e ci sono gli addetti alla “macchina” delle elezioni, ma anche gli altri sembrano essere legati al nuovo destino di quello che il senatore, nel suo ultimo discorso, definirà “un grande paese, un paese altruista e compassionevole”, un paese dove cresce la consapevolezza di poter “lavorare tutti insieme”. Una pistola assassina metterà fine all’ascesa di Bobby. Ma non è il finale, straconosciuto, a calamitare l’attenzione dello spettatore. Il film ha piuttosto l’intento di indagare e descrivere, con una nettezza di dettagli e di caratterizzazioni fin troppo determinata, le ragioni, individuali e collettive, di quel senso di attesa del cambiamento, che in quel periodo attraversava il “grande paese”. Ed ecco venire in primo piano i personaggi, incarnati in un cast stellare e nello stesso tempo utilizzato tutt’altro che conformisticamente: Demi Moore e Sharon Stone duettano nei panni della cantante alcolizzata e della parrucchiera moglie tradita del direttore dell’Hotel, Anthony Hopkins e Harry Belafonte giocano spiritosamente a scacchi scherzando sulla vecchiaia, Laurence Fishburne si cimenta da capocuoco nella “missione impossibile” di trasmettere ai messicani in cucina una nuova consapevolezza sociale. E intanto ci si sposa per non andare in guerra, si parte per i primi “viaggi” targati Lsd, si consumano opportunismi sessuali. Cosa resterà di quegli anni? “La storia di Bobby Kennedy – sostiene il produttore del film, Michel Litvak – è fonte di ispirazione per tutti i popoli del mondo, il suo messaggio e i suoi sogni vivono ancora”. Forse vuol dire che, prima o poi, quella certa grande attesa democratica, che sembrò sepolta con i corpi dei Kennedy e di Luther King, è destinata a riprendere slancio?

Franco Pecori

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19 gennaio 2007