La complessità del senso
17 10 2017

Foto, Anna Magnani sul set

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Uno scatto di Osvaldo Civirani sul set di Avanti a lui tremava tutta Roma (Carmine Gallone, 1946)

 

Il Centro Sperimentale di Cinematografia

chiude le celebrazioni del centenario di Anna Magnani

 con la mostra fotografica

 

15 fotografi per Anna Magnani

Roma, Palazzo Valentini,  17 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009 

 

Sono esposti gli scatti di 15 tra i più grandi fotografi di scena del cinema italiano:

Alessi, Arresto, Assenza, Bruni, Cavicchioli, Civirani, Frontoni, Mazza, Palmarini, i fratelli Pesce, Poletto, Ronald, Vitale, Voinquel.

 

Dopo la retrospettiva realizzata in collaborazione con il Festival del Film di Roma, il Centro Sperimentale di Cinematografia chiude le celebrazioni del centenario della nascita di Anna Magnani con la mostra fotografica 15 fotografi per Anna Magnani, curata da Sergio Toffetti, Conservatore della Cineteca Nazionale, e resa possibile dal supporto della Provincia di Roma e della Camera di Commercio di Roma. La mostra, di cui il Centro Sperimentale pubblica il catalogo, si tiene a Roma a Palazzo Valentini, sede della Provincia, si inaugura il 17 dicembre e sarà visitabile fino al 18 gennaio 2009.

Il volto e le capacità interpretative di Anna Magnani e il viaggio nella sua filmografia sono affidati agli scatti di 15 tra i più grandi fotografi di scena del cinema italiano – Angelo Frontoni, Osvaldo Civirani, Vincenzo Palmarini, Aurelio ed Ettore Pesce, Raymond Voinquel, Paul Ronald, Rosario Assenza, Francesco Alessi, G.B. Poletto, Nicola Arresto, Franco Vitale, Vittorio Mazza, Divo Cavicchioli, Bruno Bruni -, presenti sui set di tutti i registi, i maggiori, che hanno voluto lavorare con Anna: Alessandrini, Gallone, Mattoli, Camerini, Zampa, Castellani, Rossellini, Visconti, Renoir, Kramer, Monicelli, Pasolini, Fellini. Alcuni tra i titoli di questi set: Avanti a lui tremava tutta Roma (1946), L’onorevole Angelina (1947), Assunta Spina (1948), Una voce umana (1948), Bellissima (1951), La carrozza d’oro (1952), Siamo donne (1953), Nella città l’inferno (1958), Risate di gioia (1960), Mamma Roma (1962), Roma (1972).

Fare il fotografo di scena sui set di Anna Magnani rappresentava una sfida particolarmente impegnativa, perché si trattava non soltanto di catturare nell’istante l’intensità espressiva di uno sguardo o di un gesto, ma di tenere le immagini “aperte”, per ricreare, in un attimo, quella sensazione che “la Magnani” riusciva (e riesce) a dare sullo schermo, la sua capacità di plasmare interamente lo spazio attorno al suo corpo. Perché “la Magnani” aveva bisogno di occupare la scena, di attirare l’attenzione con un gesto, una mossa, un vezzo. Gesti che sempre alludevano al fatto che nella vita il comico e il tragico si intrecciano saldamente.

«Ma cos’è questo presentarmi a ogni costo come un’Elettra chiusa, solitaria e delusa? Come ve lo devo spiega’ che so’ allegra, che c’ho la ruzza, che rido, che essere la Magnani mi diverte da mori’, e gongolo tutta se la gente mi riconosce per strada, se il vigile urbano mi dice, continuando a dirigere il traffico: “Ciao Nannare'”? Insomma: è la stessa storia di quando la gente si meraviglia perché la mia casa è piena di buongusto e di libri. Ma quante volte ve lo devo spiega’ che non sono stata raccattata per strada, che ho fatto fino alla seconda liceo, che ho studiato pianoforte otto anni, che ho frequentato l’Accademia di Santa Cecilia?». Si descriveva così, non tanto per prendere le distanze dai suoi personaggi popolareschi, quanto per ricordare che un’attrice “interpreta” anche quando sembra “rivivere”. Ed è forse questo il “segreto” che Anna Magnani rivela con queste parole: di essere un’attrice così grande che abbiamo sempre creduto – e continuiamo a credere – che i suoi personaggi siano veri.

Le foto esposte provengono dalla collezione di negativi della Fototeca della Cineteca Nazionale (CSC). L’allestimento è a cura della Fototeca.

 

I fotografi:

 

Angelo Frontoni

Nasce nel 1929 e inizia l’attività di fotografo prima dei 30 anni, nel 1957, con un servizio su Gina Lollobrigida, che aveva appena finito di girare La donna più bella del mondo, titolo destinato a segnare profeticamente la carriera del fotografo. La sensibilità di Frontoni verso l’universo femminile, i sapienti giochi di luce, basati su un efficace mix di luce naturale e artificiale, la cura maniacale dei dettagli, l’abilità nel trovare la posa giusta riescono a trasformare qualsiasi volto femminile in quello di una dea, rendendo Angelo Frontoni il più richiesto “fotografo delle dive”. Sullo sfondo della Roma della “dolce vita”, Frontoni, che si è sempre dichiarato un autodidatta, impone fin da subito uno stile molto personale, ritraendo l’atmosfera di Cinecittà, i registi, le attrici, gli americani in vacanza nella Hollywood sul Tevere. Frontoni non ama fare la posta alle star, non è un “paparazzo” né un cronista d’assalto, ma un ritrattista; preferisce essere cercato, predilige le foto “posate” e il lavoro di composizione dell’immagine colta sul vivo. La capacità di comporre plasticamente il soggetto all’interno dell’inquadratura con sapienti tocchi di luce fa ovviamente di Frontoni un grande fotografo di studio. Tra le sue esperienze di set da ricordare quella per Il disprezzo di Jean-Luc Godard. Sono in mostra i suoi ritratti di Anna Magnani.

 

Osvaldo Civirani

Nasce a Roma nel 1917. Apprende le basi del mestiere dal padre Carlo, affermato fotografo. Nel 1934, per la sua abilità di ritoccatore di negativi, viene assunto alla Cines, nel reparto fotografico diretto da Aurelio Pesce. Nel 1936 esordisce come fotografo di scena per il film L’anonima Roylott di Raffaello Matarazzo. Subito dopo interrompe la sua carriera per il servizio militare, che presta in Africa settentrionale, nel reparto foto-cinematografico dell’esercito. Nel 1939 con Pesce e Tosoni realizza il primo fondale cinematografico per La principessa Tarakanova. Nel 1942 apre, con i fratelli Cristiano e Franco, un suo laboratorio fotografico. Nel 1943, sul set di Ossessione di Luchino Visconti, segna una svolta nella storia della fotografia di scena: sostituisce la Ground 21×27 con la Plaubel Makina III formato 6×9, realizzando le foto durante le riprese. Il suo studio, in via Circonvallazione Appia 31 a Roma, diventa uno dei più frequentati da registi, che gli commissionano foto di scena, e da attori, per i quali esegue ritratti di alta qualità. Nel 1953 è tra i promotori dell’UNAC. (Unione Nazionale Autori e Cinetecnici), della quale, grazie a lui, entrano a far parte anche i fotografi di scena, che trovano così un mezzo per difendere i propri diritti d’autore. Diventa poi presidente dell’AIFC (Associazione Italiana Fotografi Cinema) composta da Vaselli, Ciolfi, Poletto, Alessi, Mazza, Cavicchioli e De Laurentis. Nel 1956 l’associazione ottiene il riconoscimento da parte dell’ANICA e l’inserimento della figura professionale del fotografo di scena nel numero minimo di componenti della troupe. Nel 1962 Civirani lascia la macchina fotografica per la macchina da presa dedicandosi alla regia e successivamente alla produzione. Tra il 1962 e il 1966 produce e dirige 21 film. Nel 1995 scrive, edito da Gremese, Un fotografo a Cinecittà, libro nel quale ribadisce la sua volontà di affermare e riconoscere l’importanza del ruolo del fotografo di scena. Osvaldo Civirani ha ottenuto numerosi riconoscimenti nella sua carriera, tra i quali una medaglia d’oro dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo nel 1970, una medaglia d’oro del centro studi di cultura, promozione e diffusione del cinema, una vita per il cinema, nel 1991. Nel 1995 gli è stata dedicata una mostra al palazzo delle Esposizioni a Roma. Nel 2000 gli è stata conferita una laurea Honoris Causa dalla Leibniz University Institute of Arts and Science di Santa Fe, New Mexico. Muore a Roma nel 2008. Tra i film ai quali ha lavorato: Luciano Serra Pilota di Mario Camerini, La principessa Tarakanova di Fédor Ozep e Mario Soldati, Ossessione di Luchino Visconti, Caccia tragica, Roma ore 11 e Giorni d’amore di Giuseppe De Santis, Avanti a lui tremava tutta Roma di Carmine Gallone le cui foto sono in mostra.

 

Vincenzo Palmarini

Fotografo professionista d’attualità e di scena di buona levatura, attivo a partire dai primi anni del dopoguerra. Lavora presso lo studio Vaselli per il quale realizza le serie foto dei film di Raffaello Matarazzo Catene e I figli di nessuno. In seguito apre uno studio in proprio in via Tuscolana a Roma. Il suo stile viene definito da Dario Reteuna, nel volume Cinema di carta, come di transizione tra la classicità del genere e lo stile delle nuove generazioni. Tra i film realizzati per studio Vaselli presenti in mostra foto di Abbasso la ricchezza! di Gennaro Righelli e Assunta Spina di Mario Mattoli.

 

Aurelio Pesce e Ettore Pesce

Marchio con il quale si identifica l’agenzia fotografica fondata da Aurelio Pesce con i fratelli Ettore, Franco e Sergio. Aurelio nasce a Napoli nel 1885. Trasferitosi a Roma, si afferma come fotografo ritrattista aprendo, intorno al 1916, uno studio in via dei Condotti 9. Il fratello Franco lo affianca, seppur sporadicamente, come coadiutore. Nominato responsabile del reparto fotografico della Cines-Pittaluga, Aurelio lascia il suo studio nel 1930. Le sue fotografie e i suoi ritratti sono stati presi a modello dagli altri fotografi per più di un decennio. Nel 1934 inizia ad affiancarlo anche il fratello Ettore. L’incendio degli stabilimenti della Cines-Pittaluga nel 1935, costringe le produzioni a spostarsi a Torino e a Tirrenia. Anche Aurelio si trasferisce, pur mantenendo un reparto fotografico alla Cines, del quale diventa responsabile. Nel 1936 Aurelio chiama con sé anche il giovane fratellastro Sergio, il quale si afferma come fotografo di scena a partire dal 1938. Alla nascita di Cinecittà, nel 1937, Aurelio lascia la responsabilità del reparto fotografico, prima, al fratello Ettore e, poi, a Osvaldo Civirani e, in seguito, diventa fotografo ufficiale della Scalera Film. Fonda in seguito un suo laboratorio fotografico in via Marco Tabarrini, a Roma dove Pesce, Civirani e Tosoni realizzeranno il primo fondale cinematografico per il film La principessa Tarakanova, stampato e sviluppato in una sola notte. Nel dopoguerra il marchio “Foto Pesce” si trasforma in “Ettore Pesce” e in “Pesce Benfari”. A differenza di Aurelio e di Ettore, gli altri due fratelli, Franco e Sergio, proseguono la loro carriera prendendo strade diverse dalla fotografia di scena. Franco si dedica alla direzione della fotografia e nel dopoguerra intraprende la carriera di attore; Sergio lavora dapprima come assistente e operatore alla macchina per la Scalera Film, accanto ad Arata, e successivamente si afferma come direttore della fotografia. Tra i film ai quali i Pesce hanno lavorato sono in mostra foto di: Nerone, Terra madre, Palio, 1860, Aldebaran e Un’avventura di Salvator Rosa di Alessandro Blasetti, Che gioia vivere di René Clément, Abbasso la miseria! di Gennaro Righelli, Molti sogni per le strade di Mario Camerini (operatore Aurelio Pesce) e L’onorevole Angelina di Luigi Zampa (operatore Ettore Pesce).

 

Raymond Voinquel

Nasce a Fraize, in Francia, nel 1912. Nel 1927 si reca a Parigi. Il suo primo modello è Adolphe Menjou, che fotografa davanti al Majestic. In quel periodo Menjou lavora sul set di Mon gosse de père di Jean De Limur e Voinquel si reca sul set. Qui incontra il fotografo Roger Forster che lo ingaggia come assistente e che diventa il suo maestro. Da questo primo set, sul quale inizia a scattare delle immagini 20×30, la sua carriera di fotografo di scena durerà fino al 1977. Voinquel lavora con registi come Jean Cocteau, Marcel Carné, Sacha Guitry e in Italia con Roberto Rossellini. Nel 1989 ottiene al festival di Cannes un riconoscimento per la sua lunga e prestigiosa carriera. Muore nel 1994. In mostra le immagini de Il miracolo, episodio de L’amore di Roberto Rossellini.

 

Paul (Pellet) Ronald

Nasce a Hyères, in Francia, nel 1942. Inizia a frequentare l’ambiente cinematografico a Nizza, dove conosce G.R. Aldo, che lo sceglie per sostituirlo per alcuni provini a Louis Jourdan. In seguito assiste Aldo sul set di L’éternel retour di Jean Delannoy e La belle et la bête di Jean Cocteau. Durante il secondo conflitto mondiale presta servizio come fotografo di guerra per gli alleati. Sul set di La terra trema di Luchino Visconti, dove viene chiamato da Aldo come assistente, Ronald aiuta durante le riprese e segue la fase di montaggio, oltre a realizzare un’originale e innovativa serie fotografica, caratterizzata da personali scelte compositive e da molti scatti in verticale per meglio evidenziare gli elementi essenziali alla narrazione. In seguito a questa esperienza si trasferisce definitivamente a Roma, aprendo uno studio in viale del Vignola e per più di dieci anni è il fotografo ufficiale di Visconti. Si specializza inoltre nell’ esecuzione di fondali per il cinema e lavora anche per il teatro La Scala di Milano, per la messa in scena de La vestale e de La sonnambula, interpretate da Maria Callas per la regia di Luchino Visconti. È tra i pochi fotografi di scena che pretendono di leggere il copione prima di tradurre il film in fotografia. Uno spiccato senso della composizione e la capacità di tradurre con sensibilità le suggestioni del cinema in fotografie di alto livello qualitativo ne fanno uno dei fotografi più richiesti del dopoguerra, sia in Italia che all’estero. Delle serie da lui firmate si ricordano in particolare quelle realizzate per Il cielo sulla palude di Augusto Genina, Senso, Rocco e i suoi fratelli e Bellissima di Luchino Visconti le cui foto sono presenti in mostra.

 

Rosario Assenza

Fotografo professionista, fratello di Giovanni che si specializza nelle fotografie di scena, ha un suo studio fotografico in via Ripetta 226 a Roma. Negli anni ’50 lavora presso lo studio di Vittorio Mazza. Sono in mostra sue foto di Guerra e pace di Mario Soldati e King Vidor, Il federale di Luciano Salce, Carosello napoletano di Ettore Giannini, Camicie rosse di Goffredo Alessandrini.

 

Francesco Alessi

Nasce a Messina nel 1920. Nel 1947, con Salvatore D’Urso, apre uno studio fotografico a Roma a Piazza di Spagna. Nel 1949 inizia a dedicarsi alla fotografia di scena, pur continuando a occuparsi dello studio. Nel 1953, con Gherardo Tizzi, fonda l’agenzia fotografica DIAL, in collaborazione con otto giornalisti tra i quali Lamberto Antonelli, Italo Dragosei ed Ettore Zocaro. Contemporaneamente attrezza uno studio per la realizzazione degli special. Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 la DIAL si espande fino a contare circa una dozzina di dipendenti. Nel 1955 Alessi entra in società con Elda Luxardo, che si occupa prevalentemente di ritratti. Nei primi anni ’60 lo studio viene rinominato Nuova DIAL e trasferito a piazza Mignanelli 25, sempre a Roma. Nel 1965 si ha un’ulteriore trasformazione in DIAL Press Foto. In questo periodo l’agenzia si dedica maggiormente alla fotografia di scena, tanto che i giornalisti collaboratori si riducono a tre. Negli anni ’70, invece, Alessi dirada sempre di più la sua attività di fotografo di scena e nel 1975 abbandona il set per dedicarsi all’attività specializzata di sviluppo e stampa e all’organizzazione di festival. Il suo studio è rimasto aperto fino al 1999. Durante la sua carriera Alessi ha lavorato a circa 80 film. Sono presenti in mostra sue foto sui set de Il cammino della speranza di Pietro Germi, Viaggio in Italia di Roberto Rossellini, Peccato che sia una canaglia di Alessandro Blasetti e La carrozza d’oro di Jean Renoir.

 

G.B. (Giovanni Battista) Poletto

Nasce nel 1915. Apprende il mestiere frequentando il corso per fotografi del Ministero dell’Aeronautica, durante il servizio militare. In seguito lavora per l’Ala Littoria, svolgendo servizi di aerofotogrammetria, fino a quando, allo scoppio della guerra, viene richiamato in aeronautica, con l’incarico di fotografo di laboratorio. Terminata la guerra, intraprende il lavoro di fotoreporter e nel 1949 apre una propria agenzia denominandola “G.B. Poletto – agenzia Fotografica per la stampa”; in questo periodo realizza servizi per i più importanti periodici dell’epoca tra i quali “L’Europeo”. Nel 1949 Rossellini lo chiama sul set di Stromboli e l’anno dopo stipula un contratto con la Titanus di Goffredo Lombardo, grazie al quale diventa il fotografo di scena ufficiale di tutti i film della casa di produzione per tredici anni. Le sue foto di scena e fuori scena saranno conosciute in tutto il mondo; firma le foto dei film più importanti della cinematografia italiana. Con Visconti nasce un forte rapporto di collaborazione a partire da Rocco e i suoi fratelli. Particolarità di Poletto è quella di essere riuscito a fare accettare ai registi, spesso gelosi della propria inquadratura, fotografie scattate da un angolo diverso rispetto alla ripresa cinematografica. L’agenzia Poletto nella metà degli anni ’50 si trova in via della Mercede, 16 a Roma e conta 19 dipendenti tra i quali spicca Pierluigi Praturlon. Nel 1963 Poletto scioglie il contratto con la Titanus e continua in proprio la professione. Nel 1973, dopo Pane e cioccolata di Brusati, abbandona i set e apre un laboratorio per la stampa fotografica a colori attivo fino alla sua morte, avvenuta nel 1988. Tra i film ai quali ha lavorato: Stromboli di Roberto Rossellini, Poveri ma belli di Dino Risi, Rocco e i suoi fratelli, Il Gattopardo e Siamo donne ep. Anna Magnani di Luchino Visconti le cui foto sono presenti in mostra.

 

Nicola Arresto

Poche sono le notizie rintracciabili su Nicola Arresto. Attivo fin dalla fine degli anni ’50, ha lavorato con Alberto Lattuada per Il mafioso, con Federico Fellini per Le notti di Cabiria e con Mario Camerini per Suor Letizia. Sono in mostra le fotografie di Suor Letizia.

 

Franco Vitale – Italy News Photo

Formatosi alla scuola di Divo Cavicchioli e attivo come fotografo di scena fin dagli anni ’50, fonda l’agenzia Italy News Photo, specializzata in ritratti e avvenimenti connessi all’attualità cinematografica, servizi sul set o special. Negli anni ’60 , tra gli altri, lavora con Sergio Corbucci, per Totò Peppino e la dolce vita, con Vittorio Caprioli, per Leoni al sole, e con Mario Monicelli, per I compagni. Scomparso nel 2007, è stato uno dei fotografi preferiti da Dario Argento per le immagini dei suoi set, da Suspiria a Non ho sonno. Con il marchio Italy News Photo sono in mostra le immagini di Nella città l’inferno.

 

Bruno Bruni

Nasce a Roma nel 1932. Inizia a 16 anni il suo apprendistato come fotoreporter presso l’agenzia di Sandro Vespasiani. Nel 1951 viene assunto dal settimanale «L’Europeo», allora diretto da Arrigo Benedetti. Per qualche anno lavora presso l’agenzia di Franco Fedeli e nel 1954 inizia la sua frequentazione di set cinematografici, come collaboratore di Pierluigi Praturlon. Ha la possibilità di lavorare sul set di film di alcuni grandi registi come Vidor, Zinnemann, Dassin, Pasolini, Rossellini e Risi. Dal 1967 al 1969 collabora con l’agenzia Roma’s Press Photo di Sergio Spinelli e Velio Cioni, sia come fotografo di attualità che come fotografo di scena. Nel 1979, con Pietro Cagnazzo, apre l’agenzia BBC in via Muggia a Roma, dove lavora anche suo figlio Pierfrancesco. Viene considerato uno dei maggiori fotografi di scena italiani. Sono presenti in mostra sue foto sui set di L’arte di arrangiarsi e Il vigile di Luigi Zampa, La legge di Jules Dassin, Vanina Vanini di Roberto Rossellini, Accattone, Edipo re, Porcile di Pier Paolo Pasolini, A porte chiuse, La marcia su Roma, Il sorpasso, I mostri di Dino Risi e Il segreto di Santa Vittoria di Stanley Kramer.

 

Vittorio Mazza

Nasce a Taranto nel 1916 in una famiglia di fotografi. Nel 1926 si trasferisce a Roma insieme alla famiglia e, verso gli anni ’30, inizia a lavorare come stampatore presso il laboratorio di uno dei principali fotografi di scena italiani: Arnaldo Vaselli. Nel 1945, rientrato dalla guerra, viene assunto dalla Foto LIF di Aurelio De Laurentiis, padre del produttore Dino. Nel 1952 si mette in proprio aprendo l’agenzia Foto Film Color e si specializza nella foto di scena, lavorando per numerose produzioni cinematografiche di successo. Nella sua agenzia hanno iniziato la carriera alcuni fotografi poi diventati famosi, come Sergio Strizzi, i fratelli Assenza, Velio Cioni. All’inizio degli anni ’60 trasforma l’agenzia in un laboratorio di sviluppo e stampa sito in via Po a Roma. Sono in mostra sue foto sui set di Due soldi di speranza e Giulietta e Romeo di Renato Castellani, Le amiche di Michelangelo Antonioni, I soliti ignoti e Risate di gioia di Mario Monicelli.

 

Divo (Germano) Cavicchioli

Nato a Cecina nel 1924, si trasferisce a Roma nel dopoguerra, dove impara il mestiere grazie all’aiuto di un cugino fotografo. Agli inizi degli anni ’50 apre lo studio DGC in via Liguria, specializzandosi nell’attualità per il cinema e la stampa. Nel cinema, oltre a quella di fotografo di scena, svolge diverse attività: assistente del regista Pietro Germi nel film Il brigante di Tacca del lupo, aiuto regista in Permettete, signora, che ami vostra figlia di Gianluigi Polidoro, attore ne La congiuntura di Ettore Scola. A partire dal 1960 viene affiancato nel lavoro di laboratorio e, a volte, anche sul set, dal fratello Irio, che continua tuttora l’attività con il figlio di Divo, Paolo. Dopo Queimada, l’attività di Cavicchioli si dirada, fino al 1978 quando, appesa la macchina fotografica al chiodo, abbandona definitivamente l’Italia per stabilirsi a Cartagena (Colombia), dove gestisce un ristorante e apre il Club Divo. Muore nel 1997. Sono in mostra sue foto de Il ferroviere, L’uomo di paglia, Divorzio all’italiana e Un maledetto imbroglio di Pietro Germi, Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini.

 

 

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16 dicembre 2008