La complessità del senso
22 09 2017

L’arte del sogno

film-arte_del_sogno.jpgThe science of sleep
Michel Gondry, 2005
Gaël Garcia Bernal, Alain Chabat, Charlotte Gainsbourg, Miou-Miou, Inigo Lezzi, Jean-Michel Bernard.

Il giovane Stéphane ha un problema con la mamma. Morto il padre, ch’egli aveva seguito in Messico, la donna lo rivuole vicino a sé, in Francia. Gli trova un lavoro “fantastico”, un po’ finto: impaginatore di calendari pubblicitari. E’ quanto di più lontano si possa immaginare dalla “creatività” di grafico, per la quale il ragazzo ha passione. Stéphane è anche molto timido e trova difficoltà nel contatto con le cose quotidiane. Nel suo mondo trasognato, l’uso degli oggetti e delle parole è “altro”. Il regista, dopo “Se mi lasci ti cancello”, affonda il tratto nel senso del paradosso umoristico e fa del protagonista (bravo Bernal) un visionario vagamente impotente, che bamboleggia nel suo mondo di carta colorata e di strane invenzioni oggettuali. La fortuna gli mette davanti, porta a porta, Stéphanie (Gainsbourg). Lei gioca col chellophane e trova il giovane molto interessante. Finiranno a cavallo di un destriero di pezza, su nuvole artificiali. Se non fosse una fuga, sarebbe la vittoria della fantasia e del sentimento sulla società-prigione. Sta allo spettatore fare i conti con l’alternativa. Per il cinema, un autore che si propone con una “freschezza”, di cui le nuove generazioni di cinefili sembrano godere senza riserve.

Franco Pecori

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19 gennaio 2007