La complessità del senso
20 11 2017

The strangers

film_thestrangers.jpgThe strangers
Bryan Bertino, 2008
Liv Tyler, Scott Speedman, Gemma Ward, Kip Weeks, Laura Margolis, Glenn Howerton,  Peter Clayton-Luce.

Fa paura? Ma quanto fa paura? Gli appassionati del genere stiano tranquilli, avranno una buona dose. Tuttavia l’aspetto del film che maggiormente colpisce, perché sconfina nella crudeltà, è la disgrazia che si abbatte in particolare su uno dei due protagonisti della tragica disavventura. James (Speedman) e Kristen (Tyler) stanno rientrando da una festa di nozze. Lui aveva preparato per lei un’accoglienza con candele, champagne e petali di rosa nella casa delle vacanze, ma già da una sosta al semaforo capiamo che la serata non si sta concludendo felicemente. Kristen è dispiaciuta, non può accettare l’anello che James voleva donarle. Comunque, ormai passeranno la notte in quel posto isolato nel bosco. Lui accende il camino, fuori è buio e fa freddo. C’è ancora dell’attrazione tra i due. Si abbracciano. Ma qualcuno bussa alla porta. Una donna chiede di una certa Tamara. Avrà sbagliato indirizzo. Visita strana, poi ritorna la calma. In poltrona davanti al camino, Kristen si accorge che non ha più sigarette e James si sente ancora di essere gentile con lei. Uscirà a comprarne. La donna non resta a lungo da sola. Bussano di nuovo alla porta e con insistenza. Una cosa così, con la stanchezza e l’alcol di una giornata di bevute e con i sentimenti in frantumi, proprio non ci voleva. Ma qualcuno pare voglia divertirsi a spaventare chi è in casa. Kristen entra nel panico, entrano in gioco i normali espedienti che fanno suspence nell’horror. Piccole “normalità” sembrano minacce, sonorità esasperate salgono in primo piano, il montaggio intercala pause statiche con rapidi stacchi. James tornerà presto. Invece, prima che sia tornato la minaccia si fa vera, assume l’aspetto di tre volti mascherati che inscenano un “rito” da incubo. E sarebbe ancora tutto abbastanza risaputo – ma si sa, gli appassionati del genere godono nel riscontro dello stereotipo e delle sue minime varianti (è così anche per il western, per la commedia, ecc.) – se il destino non si accanisse con ferocia su James, il più malconcio soprattutto al proprio interno. Lui  che di un fucile non sa nemmeno montare la canna deve prepararsi a sparare. Ed è appena cominciata. Non possiamo rivelare quale altra “perdita”, oltre all’amore, attende l’infelice. L’azione progredisce in modo spaventoso, mai lasciando il versante della rappresentazione, non solo per le maschere usate dagli “strangers”, quanto per la loro tecnica specificamente teatrale. La regia li asseconda nello “stop and go” dentro e fuori dalla scena, esibito di quel tanto che serve a tener desta nello spettatore la coscienza di stare assistendo ad uno spettacolo – e forse ad uno spettacolo nello spettacolo. La progressione della crudeltà sfocia in un finale agghiacciante che sfonda la parete dell’horror per suggerire perfino un possibile aggancio con il cinismo folle del No country for old men. Il terzetto mascherato, finita la “recita” lascia la scena e lungo la strada incontra due bambini. Hanno in mano dei dépliant  con su scritto: «Vivere da cristiani». Una delle due “attrici” scende dal furgone per chiedere: «Me ne dai uno?». Il bambino: «Sei una peccatrice?». La donna: «A volte». E risalendo in macchina, commenta sarcastica: «La prossima volta sarà più facile». Non sembra soltanto la promessa di un seguito. A Kristen che domandava disperata «Perché ci fate questo?» avevano risposto semplicemente: «Perché vi abbiamo trovati in casa».

Franco Pecori

Print Friendly

2 gennaio 2009