La complessità del senso
22 11 2017

Ultimatum alla Terra

film_ultimatumallaterra08.jpgThe Day the Earth Stood Still
Scott Derrickson, 2008
Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jon Hamm, Kathy Bates, John Cleese, Jaden Smith, Aaron Douglas, Lorena Gale, Roger R. Cross.

I terrestri sono alla frutta, con le guerre e con la malaecologia hanno ridotto la Terra ad uno stadio che rischia di essere l’ultimo per la sopravvivenza delle specie. Il pianeta va salvato, a costo di eliminare la specie “cattiva”, giacché l’universo non è poi tanto ricco di vita. La pensa così qualcuno da qualche parte nello Spazio. E decide di venire da noi a dircelo. Non era la prima volta. Nel 1951, Robert Wise, il mitico regista di Lassù qualcuno mi ama, West Side Story, Tutti insieme appassionatamente, Star Trek, aveva già avuto occasione di “registrare” l’accorato appello extraterrestre. Per il film fu un grande successo, ma gli uomini della Terra fecero finta di niente e continuarono nei loro comportamenti insensati. A distanza di 57 anni, Scott Derrickson (The exorcism of Emily Rose) passa dall’horror alla fantascienza per aggiornare il messaggio. Ancora cattivi, i terrestri sono tuttavia progrediti in tecnologia e in scienza e sarebbero in grado di dialogare con Klaatu, l’alieno piombato a Central Park a bordo di una bellissima astronave “palla”. Non per caso Helen (Connelly), la donna che per prima entra in contatto con lo strano essere, non è più un’affittacamere ma una scienziata, un’astrobiologa. Anche gli alieni hanno fatto passi in avanti: Gort, il gigantesto robot che esce dall’astronave, non è più il padrone di Klaatu (Addio al padrone – Farewell to the Master era il titolo del romanzo di Harry Bates, da cui il film di Wise) e rivolge il suo enorme potenziale soltanto a difesa dell’alieno. I terrestri però sono ancora cattivi. Klaatu non riesce a parlare con l’Onu, gli Stati Uniti glielo impediscono. Non si degnano nemmeno di offrire allo “straniero” l’opportunità di un colloquio con il Presidente, affidano la gestione degli eventi al Segretario alla Difesa, Signora Regina Jackson (Bates), la quale, prima di rendersi conto della realtà, impiega tutte le forze distruttive nel vano tentativo di neutralizzare il “nemico”. Per fortuna c’è ancora il professor Barnhardt (Cleese), premio Nobel, studioso della “base evolutiva dell’altruismo”. Collega di Helen, lo scienziato riesce, in un’emozionante, nuova e opportuna scena alla lavagna, a comunicare con l’alieno attraverso le formule matematiche. Lo pregherà quindi di giudicare l’umanità in base al suo potenziale, non per ciò che merita. E’ vero che la situazione è drammatica, ma «davanti al baratro cambiano tutti». Klaatu se ne ricorderà nel momento cruciale, quando percorrendo la via “umana”, la via del “cuore”, incrocerà il sentimento che lega Helen al figlioletto acquisito dal marito di cui è vedova.  Ora la speranza è che non vi sia bisogno, in futuro, di un terzo ultimatum. Derrickson ha realizzato un film con adeguata consapevolezza espressiva. Specialmente giusta la scelta di calare Reeves nei panni di Klaatu. In mezzo secolo il mondo è cambiato e la trilogia di Matrix fa parte dell’immaginario. Questo Klaatu col volto e con l’occhio di Neo, l’Eletto che in apertura di millennio si è spinto a cercare la verità fin dentro la città delle macchine, sede del Male, è un alieno proprio di oggi, contemporaneo per cultura, per carattere interno, non solo per effetto digitale. Laboriose e ben riuscite per la pertinenza espressiva le soluzioni tecniche che hanno dato al film una verosimiglianza di fantasia non gratuita rispetto sia alla storia della fantascienza sia ai più recenti esiti del cinema fantastico. Particolarmente efficace l’uso della luce come corpo significante.

Franco Pecori

 

 

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12 dicembre 2008