La complessità del senso
20 11 2017

La duchessa

film_laduchessa.jpgThe Duchess
Saul Dibb, 2007
Keira Knightley, Ralph Fiennes, Charlotte Rampling, Dominic Cooper, Hayley Atwell, Simon McBurney, Aidan McArdle, John Shrapnel, Alistar Petrie, Patrick Godfrey.

La rivoluzione francese è dietro l’angolo. E si sente. Georgiana Spencer (Knightley) va in sposa al Duca del Devonshire nell’Inghilterra del 1774, portando in sé inquietudini del mondo che le sta attorno, vicino e anche un po’ più in là. Il suo è un matrimonio di convenienza, combinatole dalla madre, Lady Spencer (Rampling), con lucidità adeguata ai tempi. Il Duca (Fiennes) impersona, come dire, “direttamente” la storia, assumendo e dominando nel proprio corpo la prigionia di regole sociali (avere un figlio) che gli lasciano libertà di comportamento “egoista” (i suoi cani soprattutto). C’è posto anche per un triangolo perfino “avanzato” nella motivazione: Georgiana non rinuncia all’amicizia di Bess (Atwell), abbandonata dal marito e impedita da lui a vedere i figli. Bess frequenta il letto del Duca, ma pazienza. La Duchessa non rinuncia nemmeno alla vita elegante e alle frequentazioni politiche (dalla parte dei Whigs). Quanto all’amore “vero”, cede un po’ all’attrazione per Charles Grey (Shrapnel). Ne nasce una bambina, ma Lady Spencer non vuole che Georgiana abbandoni il Duca e la Duchessa dovrà accontentarsi di curare la crescita delle sue prime due nate e dell’altra non sua, che il marito le ha gentilmente affidato. Una vita infernale, forse soltanto per essere “benvoluta”. Una compressione di forme che avrebbero provocato, si sente, un botto, una deflagrazione di cui avvertiamo ancora oggi l’onda. Inevitabile, in un film così, storico/romantico, il richiamo ad una pertinenza di linguaggio di non facilissima lettura. Il rischio, come del resto per ogni film storico, è di scavalcare le distanze sovrapponendo i tempi e le epoche in una confusione percettiva e culturale quasi inevitabile. Ma è il cinema, bellezza. E meno male che il londinese Dibb ha saputo governare con dignità il supercast di attori tutti perfetti (primo un ottimo Fiennes). Non gli è stato inferiore Gyula Pados, autore di una fotografia dettagliata e non invadente.

Franco Pecori

Print Friendly

24 dicembre 2008