La complessità del senso
21 09 2017

Il bambino con il pigiama a righe

film_ilbambinoconilpigiamaarighe.jpgThe Boy in the Striped Pajamas
Mark Herman, 2008
Asa Butterfield, Jack Scanlon, Amber Beattie, David Thewlis, Vera Farmiga, Richard Johnson, Sheila Hancock, Rupert Friend, David Hayman, Jim Norton, Cara Horgan.

«Perché i contadini portano il pigiama?» – «In realtà, quelle persone non sono affatto persone». Una semplice domanda, una semplice risposta: di Bruno (8 anni – Butterfield) al padre (Thewlis) e del padre a Bruno. Il padre è un ufficiale nazista. È stato appena “promosso”, dovrà comandare un campo di concentramento. Con lui tutta la famiglia, la moglie Elsa (Farmiga), la figlia adolescente Gretel (Beattie) e Bruno, ha dovuto lasciare Berlino per trasferirsi “in campagna”. Senza più i suoi compagni di giochi, Bruno “esplora” i dintorni della nuova casa. Quelle persone che lavorano nel campo sul retro saranno proprio contadini come gli raccontano i suoi? Strano che vadano in giro sempre in pigiama. Uno di loro, tra l’altro, Bruno se lo trova in casa, non fa che sbucciare patate e viene maltrattato. Un giorno che Bruno cade dall’altalena, quell’uomo che “non è affatto una persona” gli cura il ginocchio ferito: non è neanche un contadino, è un medico che sbuccia patate. I bambini, si sa, scoprono il mondo man mano. Bruno poi ha la vocazione dell’esploratore ed è molto curioso. La regìa dell’inglese Herman (Grazie signora Thatcher, 1996) fonde magistralmente fiaba e ironia in un sarcasmo doloroso e affettuoso, per registrare con sgomento il dramma della malvagia insipienza che porta persone “normali” a farsi fagogitare da mitologie perverse, a travisare la storia, a immaginare diabolici trionfi. Il tutto nel “pacifico” andamento familiare, un padre, una madre, una ragazza e il fratellino minore. Il padre, in divisa, sembra stia facendo un “gioco” importante; la madre, preoccupata, fa attenzione a mantenere l’equilibrio, un po’ ubbidendo e un po’ badando all’ordine, un po’ anche interrogandosi sullo strano incarico del marito – tenta di ribellarsi, non avrà il tempo di farlo; la ragazza è pronta ad aprirsi al primo amore, che per sua disgrazia rischia di essere il giovane tenente Kotler (Friend), credulone nazista. E Bruno, esplorando, arriva al filo spinato che lo separa dai contadini in pigliama. Uno di loro è un bambino come lui, Shmuel (Scanlon). Nasce una patetica amicizia, impossibile, tanto triste da far saltare lo spettarore sulla poltrona. E nasce un tragico finale che scaraventa il film in una dimensione allucinante, in cui la fiaba si fa vera e la verità vive la propria fiaba. E dove la vita non può essere “bella”. Non deve più esserlo. Bruno oggi sarebbe forse un nonno. Se vedesse poco lontano dalla sua casa uno strano fumo maleodorante uscire da certe ciminiere, vogliamo credere che non nasconderebbe la verità ad un suo nipotino.

Franco Pecori

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19 dicembre 2008