La complessità del senso
16 12 2017

Manuale d’amore 2 – Capitoli successivi

film-manuale_d_amore_2.jpgManuale d’amore 2 – Capitoli successivi
Giovanni Veronesi, 2006
Carlo Verdone, Monica Bellucci, Riccardo Scamarcio, Antonio Albanese, Sergio Rubini, Fabio Volo, Barbora Bobulova, Claudio Bisio.

Un vago sentore di impegno. Veronesi, con questo secondo “Manuale”, rafforza il taglio a capitoli, assumendo l’aria di un vero trattatista. I quattro temi – dell’eros in situazione paraplegica, della maternità cercata in Spagna con la fecondazione assistita, del matrimonio tra gay , dell’amore “estremo” tra un cinquantenne a rischio infarto e una giovane spagnola (extracomunitaria era troppo?) in cerca di lavoro – sono svolti secondo un principio di “serietà”, che sembra voler essere rispettoso degli argomenti trattati più che intenzionato a trarre divertimento dalla loro importanza. Una volta, la commedia italiana, quella accusata di tradimento verso il cinema neorealista, pur attingendo al “costume” (pregi e difetti – più difetti che pregi – degli italiani ), puntava diritto allo scoppio della risata in platea. Ora, invece, il “Manuale” non fa ridere. E questo, di per sé non sarebbe né un bene né un male. Il problema è che l’avarizia di buon umore è dovuta ad una sorta di presunzione: che cioè il pubblico sia interessato al possibile discorso (non diciamo dibattito) intorno ai quattro temi d’attualità, come se dovesse trasferirsi, all’uscita, negli studi televisivi per un “Porta a porta” di seconda mano. Il fatto che la Tv sia rappresentata dalla radio (il filo è tenuto da una “diretta” del conduttore Bisio con gli ascoltatori in vena di confessione) non cambia il senso. Sicché, la Bellucci, nel ruolo di fisioterapista che cura l’infortunato Scamarcio, mantiene per tutto l’episodio un’espressione che ricorda più una Maddalena gibsoniana che una dottoressa fenechiana (di quelle che facevano sbavare gente come Vitali, Delle Piane, D’Angelo). E la bravura di Albanese e Rubini non avrebbe meritato la rubricazione nel fascicolo Pacs; né il “progressismo” della coppia (Bobulova-Volo) in viaggio a Barcellona per avere un figlio può ritenersi contento di essere schiacciato, per una sorta di non richiesta par condicio, sotto il massiccio predicozzo verdoniano, del padre di famiglia pentito di aver tradito la moglie. L’attore Verdone è in un buon momento, ma tende a far pesare troppo il proprio punto di vista utilizzando il ruolo.

Franco pecori

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19 gennaio 2007