La complessità del senso
26 09 2017

Blood Diamond

vedere-blood_diamond.jpgBlood Diamond
Edward Zwick, 2007
Leonardo Di Caprio, Djomon Hounsou, Jennifer Connelly, Kagiso Kuypers, David Harewood, Arnold Vosloo, Michael Sheen, Basil Wallace, Ntare Mwine, Jimi Mistry.

Sono ancora 200.000 i bambini-soldato in Africa. Non sembra volersi estinguere la serie di guerre civili, alimentata dagli interessi dei trafficanti di armi. E di diamanti. Fu l’avorio, una volta, la ricchezza da tradurre in ordigni. Poi vennero le pietre preziose. Zwick aveva già mostrato, con L’ultimo samurai (uscito in Italia a gennaio 2004), una certa propensione per un cinema che chiameremmo “di coscienza”. Lì Tom Cruise era un capitano che viveva ormai (1876) con l’incubo dello sterminio degli indiani d’America. Qui Di Caprio è Danny Archer, un trentenne nato nell’ex Rhodesia (Zimbabwe dal 1980), prima soldato poi mercenario e infine trafficante di diamanti. Nei panni dell’eroe negativo, un uomo che non crede più ai buoni princìpi, trova il modo di concludere “bene” la propria avventura. Nel frattempo veniamo a sapere molte cose istruttive sulle responsabilità dei Paesi più “avanzati”. Siamo nel 1999, la Sierra Leone è squassata da orribili massacri quotidiani: «Ribelli cattivi – si sente dire – governo ancora peggio, non gliene frega più niente a nessuno». A rimetterci più di tutti è la gente povera, trucidata, deportata, schiavizzata nelle miniere. Il pescatore Solomon (Hounsou), separato a forza dalla moglie e dai figli – il piccolo Dia (Kuypers) finisce soldato – e messo ai lavori “forzati”, trova un grosso diamante “rosa” (il più prezioso) e lo nasconde. Entrerà fatalmente in contatto con Archer. Sarà una lotta per sopravvivere all’avida ferocia dei ribelli da due punti di vista molto diversi: Solomon vuole usare il valore del diamante per ritrovare la famiglia e salvare Dia, Archer spera di poter uscire finalmente dall’inferno in cui vive ormai da anni. Il “gioco” diventa a tre quando la giornalista americana Maddy Bowen (Connelly) fiuta la possibilità di arrivare alle “prove” dell’intreccio di interessi che regola il traffico di diamanti. Tra Maddy e Danny si sviluppa anche una tensione sentimentale, mantenuta dal regista sul filo doppio, della suspence (l’elemento “azione” è presente quasi in ogni istante del film) e dell’indagine “conoscitiva”. Il lato romanzesco del racconto non confonde le idee circa l’importanza dell’argomento e, viceversa, la serietà del tema non attenua l’attrazione progressiva della vicenda. Notevole la prova di Hounsou. L’attore africano riesce molto bene a trasmettere il senso della disperata aggressività di un uomo che, assalito dalla violenza dei “cattivi” non perde la propria dignità.

Franco Pecori

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26 gennaio 2007