La complessità del senso
18 11 2017

Vita da strega

film_vitadastrega.jpgBewitched

Nora Ephron, 2005

Nicole Kidman, Will Ferrell, Shirley MacLaine, Michael Caine.

 

I nomi, quando corrispondono a vere “persone” (attori), sono importanti. E in questo cast sono decisivi: Caine e MacLaine per l’indispensabile ironia, essendo il film la rilettura “personale” di una sitcom televisiva anni ’60; Kidman e Ferrell, perché la cosa più difficile, in una commedia brillante, è fare gli “scemetti” senza nauseare lo spettatore dopo tre minuti. Ma c’è qualcosa anche di più importante, un’aria che circola per tutto il film: la consapevolezza del linguaggio, ben oltre la semplice parodia. Sotto il sorriso e la smorfietta, la storia di Isabel/Samantha, la “strega” che vuole essere “normale”, e di suo padre Nigel, il mago che a rientrare nella normalità non ci pensa, nasconde uno stimolante confronto tra televisione e cinema sul tema di finzione e realtà. Il confronto è magistralmente rivelato nei momenti-chiave dal narcisismo di Iris/Endora (MacLaine), vecchia strega di famiglia, che non sa comportarsi davanti alla telecamera. «Come fai a sapere se qualcuno ti ama per quello che sei?», si chiede Isabel. Impariamo che, forse, la Tv non aiuta. Comunque ci assale la domanda: e se Pupo, che in Tv sembra finto, fosse vero?

 

Franco Pecori

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30 settembre 2005