La complessità del senso
22 09 2017

Una casa alla fine del mondo

film_unacasaallafinedelmondo.jpgA home at the end of the world

Michael Mayer, 2004

Colin Farrell, Robin Wright Penn, Dallas Roberts, Sissy Spacek.

 

Jefferson Airplane, Bob Dylan, Paul Simon, Leonard Cohen, Patti Smith, The Band. Sono solo alcuni degli interpreti della straordinaria colonna musicale. E se la musica è così importante, rivelatrice di un’epoca, anche il film non si sottrae all’esame della storia. Gli anni vanno dai ’60 agli ’80, dalla vita di provincia (Cleveland) alla New York “psicotica”, spinta da un nervosismo senza direzione apparente. Il peso degli anni è già sulle spalle di Bobby ragazzino, che viene “educato” dal fratello maggiore alla morale hippy. In preda all’euforia, il ragazzo fa una morte “scema”, lasciando il piccolo da solo, all’impatto con una realtà non così dolce come sembrava nell’infanzia. A Bobby (ora è Farrell) resterà la ferita di un amore incerto quanto appassionato, sospeso tra omosessualità e inespressa nostalgia di affetti tradizionali. Lo stile del film (passato a Venezia nella sezione Mezzanotte) segue la traccia letteraria del romanzo di Michael Cunningham (premio Pulitzer per The Hours). Farrell esprime con espressione contenuta l’implosione dei sentimenti e l’ansia di fuga verso una casa lontana, alla fine del mondo.

 

Franco Pecori

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15 ottobre 2004