La complessità del senso
07 12 2019

Jesus Rolls – Quintana è tornato

The Jesus Rolls
Regia John Turturro, 2019
Sceneggiatura John Turturro
Attori John Turturro, Bobby Cannavale, Audrey Tautou, Susan Sarandon, Pete Davidson, Jon Hamm, J.B. Smoove, Sonia Braga, Christopher Walken.

Dignità vanno cercando ch’è sì cara… Dignità del becerume. Da galera ma simpatici. Brava gente, in fondo. Costretti a vivere in una società un po’ troppo ordinata (e forse ingiusta), entrano ed escono dalla galera, segnati dal sacrificio eppure sorridenti verso le possibilità del vivere “fuori legge”. Fuori sì, ma non in modo grave. Qualche incidente, qualche danno e, tutto sommato, prevalenza di buoni sentimenti anche se conditi con un pizzico di cinismo. Scrittura e montaggio brillanti, volgarità aldilà del valore, quindi non nociva davvero, perfino un barlume di sapienza psico-socio-analitica (per come si può al cinema, senza compromettere il buon senso della platea). Prigione e orgasmo si confrontano nell’esemplarità paradossale di scenette “coinvolgenti” e banalmente didattiche. Per dire, Amelie/Tautou lascia il favoloso mondo ma solo per finta: così, può sbandierare la sua sofferenza per una fastidiosa difficoltà a provare l’orgasmo in un contesto, sempre di “favola”, in cui la pratica sessuale sarebbe inconcepibile senza un regime di libertà. Prigione e “libertà” ritrovata (mai perduta, visto il saluto amichevole e divertito che proprio all’inizio Christopher Walken, direttore del carcere, rivolge a Jesus Quintana/Turturro), come dimostra l’immediato riaggancio fraterno del redivivo Jesus con Petey/Cannavale. Il film, senza mai un momento che non sia occasione di ammiccare al traguardo impossibile della mitica dignità – che però sarebbe tanto giusta in un mondo più giusto -, si snoda nella piena disinvoltura morale (“Tutto dipende dalla testa, smettila di preoccuparti” – ammonisce il sapiente protagonista verso la “normalità” di Petey/falsa-coscienza), inciampando soltanto una volta – e un grazie lo merita il regista Turturro per il cambio di tono estetico dovuto all’arte di Jean/Sarandon – nell’incontro sensualdrammatico con una madre matura e disperata per non aver più goduto. Il resto non è che una palla di bowling leccata prima del lancio. Una fregatura, giacché il Quintana non è tornato, il Quintana dei fratelli Coen (Il Grande Lebowski 1998) nuotava in acque dialettiche, chissà dov’è ora. [Festa del Cinema di Roma 2019, Preapertura]

Franco Pecori

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17 ottobre 2019