La complessità del senso
20 09 2017

The Quiet American

film_thequietamerican.jpgThe Quiet American

Phillip Noice, 2002

Michael Caine, Brendan Fraser, Do Thi Hai Yen, Rade v.

 

Intimo e avventuroso. Giallo. Giallo da Graham Greene. Lontano e vicino. Attuale. Tranquillo? Falso. Quell’americano non era tranquillo. Phuong, fiore vietnamita, còlta nell’inferno dei locali di Saigon (1952), se ne invaghisce ma non sa. Pyle, l’americano, sorridente ottimista all’apparenza, ha una missione da compiere. L’incontro col reporter inglese Fowler (Caine) andrà ben presto oltre il casuale interesse per Phuong. Il triangolo amoroso, drammatico e fatale, si evolverà in intrigo politico, nel cuore d’un evento nascente, da cui poi l’atroce guerra del Vietnam. L’omicidio c’è, il giallo è classico. Ma Green non è scrittore da leggersi alla fermata del bus. E Noyce lo rispetta, cercando e trovando per il suo film quella profondità di “scrittura” che nel libro si realizza con la credibilità dell’ambientazione e con l’aderenza dei personaggi alla situazione vissuta. I primi piani di Caine sono, insieme, un pezzo di storia del cinema (Alfie è del 1966) e l’occhio curioso e appassionato dell’anziano corrispondente del Times di Londra, che, mentre vive la sua storia sensuale, vede la Cia manovrare tra francesi perdenti e comunisti resistenti. Ha l’aria indifferente, come di chi la storia non la può cambiare.

 

Franco Pecori

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28 febbraio 2003