La complessità del senso
20 11 2017

Un amore su misura

film-un_amore_su_misura.jpgUn amore su misura
Renato Pozzetto, 2006
Renato Pozzetto, Camilla Sjoberg, Anna Galiena, Cochi Ponzioni,
Fabrizio Kofler, Renato Scarpa, Anna Stante.

“Mezza mela che non combacia con un’albicocca”: così l’ingegner Corrado Olmi definisce l’ “incompatibilità” tra un marito e una moglie, cioè la ragione per cui Carla (Galiena) lo ha lascia dopo 15 anni, improvvisamente. Lui “non ha fatto niente”, si sente incolpevole. Eppure proprio a quel “niente”, a quel grigio assoluto è da attribuire l’esito deludente di quella vita di coppia. Ora Corrado si sente solo. Ma non è completamente solo. Un incaricato della compagnia giapponese Yono-Cho lo ha puntato, lo ha seguito passo passo per alcuni mesi e ha stabilito che Olmi è il tipo giusto per l’esperimento: fornire all’uomo solo la donna ideale per lui. Finta, costruita in laboratorio a partire da una cellula, ma “ideale”, perfetta rispetto alle indicazioni fornite dallo stesso Corrado; il quale, incredulo, si presta al “gioco” e si vede arrivare a casa il magico pacco con la donna-bambola (Sjoberg). Non tutto andrà liscio. Intanto, l’ingegnere ha ricorrenti visioni della moglie che continua a rimproverargli la sua nuova vita. E poi, Corrado si stanca ben presto di quella specie di paradiso artificiale in cui è piombato all’arrivo di Elettra (ma sarà poi veramente una donna finta?); si accorge che, rispetto alla “meravigliosa” novità della propria condizione di cavia beata, persino la coppia dei due suoi amici gay (Ponzoni e Scarpa) gli sembra più interessante, più umana. E infatti, il tema del film, ovvio ma non facile, è dato dal contrasto tra la malinconia vera di Olmi e il contraltare tecnologico della felicità. Tra i due poli non c’è partita, l’amore non è un abito che si possa fare “su misura”. Pozzetto, alla terza regia (Saxofone, 1978 – Papà dice messa, 1996), conserva la principale qualità della sua vis comica: il linguaggio (che non è solo la battuta) surreale tradotto in una recitazione “indifferente”, straniata. Il susseguirsi delle scene sembra scivolare un po’ pigramente, ma attenzione a non confondere: qui siamo nel cabaret illustrato.

Franco Pecori

Print Friendly

26 gennaio 2007