La complessità del senso
24 09 2017

The Manchurian candidate

film_themanchuriancandidate.jpgThe Manchurian candidate

Jonathan Demme, 2004

Liev Schreiber, Denzel Washington, Meryl Streep, Jon Voigh, Kimberly Elise, Jeffrey Wright, Ted Levine, Bruno Ganz, Simon McBurney.

 

La novità fu, nel 1959, il romanzo di Richard Condon. Poi, nel 1962, John Frankenheimer lo portò sullo schermo (Vai e uccidi, con Frank Sinatra e Lawrence Harvey). Come se l’America si guardasse allo specchio per la prima volta. Ora Demme ripropone il tema, attualizzato dalla sceneggiatura di Daniel Pyne e Dean Georgaris. Il genere è una Science Fiction con molta suspence psicologica. Inquietante il risultato, anche se non del tutto sorprendente. La scena che apre il film è nel Kwait. Dopo la prima guerra del Golfo (1991), il sergente Shaw (Schreiber) riceve una medaglia. L’azione che gliel’ha fatta meritare la vediamo in un flash confuso. Una squadra americana in ricognizione subisce un’imboscata. Tra i superstiti c’è anche il comandante Marco (Washington). Ora Shaw, spinto dalla madre senatrice (Streep), si candida alla vicepresidenza Usa. Ma Marco ha brutti sogni e non ricorda l’eroismo di Shaw. Nelle loro menti qualcosa è intervenuto. Grandi gli attori, un po’ macchinoso l’intreccio. Il regista del Silenzio degli innocenti e di Philadelphia ha sentito forse il peso politico del tema.

 

Franco Pecori

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12 novembre 2004