La complessità del senso
17 11 2017

Solaris

film_solaris.jpgSolaris

Steven Soderbergh, 2003

George Clooney, John Cho, Jeremy Davies, Viola Davis, Natascha McElhone, Ulrich Tukur.

 

Il romanzo di fantascienza, dello scrittore polacco Stanislaw Lem, è lo stesso a cui si ispirò Andrei Tarkovsky per la prima versione cinematografica di Solaris. Ma il film del 1972 cercava soluzioni immaginifiche, che rendessero finemente spettacolare il tema della coscienza in un mondo “altro”. Soderbergh rafffredda, per così dire, l’immaginazione e tenta di rappresentare la dialettica esterno/interno, conoscenza/memoria, identità/doppio, sviluppando un immaginario antiromantico, simmetrico – si direbbe in geometria. Il rompicapo non ha soluzioni emotive. La storia sarebbe semplice. L’esplorazione del pianeta Solaris sembra produrre effetti strani sugli scienziati della stazione spaziale Prometeo. Da Terra non si hanno più segnali. Uno psicologo, inviato per indagare, si trova coinvolto in una dimensione fantascientifica, in cui la mente di ciascuno materializza “visitatori” dal proprio passato. Tra le copie disumane c’è anche la donna con cui l’inviato (Clooney) ebbe una relazione. Ma la storia d’amore resta bloccata, incastrata nel problema più generale, filosofico, se l’Uomo sia alla ricerca di “altri mondi”, o se invece voglia semplicemente degli “specchi”, doppioni inutili della sua vita.

 

Franco Pecori

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28 marzo 2003