La complessità del senso
15 10 2019

Peppermint – L’angelo della vendetta

Peppermint
Regia Pierre Morel, 2018
Sceneggiatura Chad St. John
Fotografia David Lanzenberg
Attori Jennifer Garner, John Gallagher Jr., Juan Pablo Raba, Annie Ilonzeh, Jeff Hephner, Pell James, Method Man, John Ortiz, Richard Cabral, Tyson Ritter.

Supereroe? Diremmo piuttosto suberoe. Non pensiamo si debbano avere dubbi se sia o non sia opportuno intervenire mitra alla mano contro un’ingiustizia giudiziaria, sia pure frutto di corruzione istituzionale. Il caso non potrebbe che far parte di un sottomondo in cui i valori della convivenza civile fossero sottoposti alla tracotanza delle armi. Pierre Morel, già regista di Io vi troverò – Taken (2008), sulla caccia di una ex-spia del servizi segreti ai rapitori di sua figlia, calca la mano sul tema della “soluzione personale”. In una società dove un giudice corrotto lascia liberi per “non luogo a procedere” gli assassini di un padre e della sua bambina, la disperazione rabbiosa della madre sopravvissuta all’attentato può tramutarsi in un programma vendicativo? Los Angeles oggi. Riley North (Jennifer Garner) è una normalissima madre di famiglia. Suo marito Chris (Jeff Hephner) è un brav’uomo che non se la sente di dare retta a un amico che gli propone di entrare nel giro grosso della droga. E così, Diego Garcia, il boss del cartello (Juan Pablo Raba) ordina di farlo fuori. Riley e Chris hanno una bambina piccola. Per consolarla della festa di compleanno andata deserta – gustosi dettagli di un intrigo di buffa malvagità sociale ad opera di altra madre (Pell James) di altra famiglia, tanto per dare inizialmente la sensazione che stiamo vivendo quasi in una Situation Comedy -, papà e mamma conducono la figliola alle giostre e a prendere un gelato. Passando in macchina, tre killer di Garcia mitragliano Chris e la bambina. Riley, rimasta indietro e ancora col cono gelato in mano, è distrutta dal dolore. Alla polizia saprà indicare i tre sparatori, dopo averli riconosciuti grazie alla prova dello specchio segreto. Ma in tribunale, il giudice del processo, corrotto, salverà i colpevoli. Tutto chiaro. Chiarissimo anche per la protagonista, la quale da questo momento vestirà i panni dell’imbattibile giustiziera. Brava come un supereroe a destreggiarsi con pistole e altre armi da guerra, fisicamente atletica e quasi imbattibile anche nei corpo a corpo, Riley andrà a mimetizzarsi con un furgone malridotto in un angolo immondo del degradato quartiere di Skid Row (sarà automaticamente anche “protettrice” dei diseredati di quella comunità) e uno dopo l’altro i “nemici della Giustizia” cadranno sotto i suoi colpi. La vedremo resistere alle prove più dolorose, il suo corpo verrà segnato da ferite profonde, suturabili con una spillatrice metallica. Invano la coppia di detective specializzati – Moises, di vecchia scuola (John Ortiz), e Stanley, più disponibile al compromesso  (John Gallagher Jr.), tenterà di fermare la prorompente azione di quella che diverrà di ora in ora  figura vincente dell’inevitabile overdose da social network. Lo spettatore stia tranquillo, non si perderà la scena dello scontro finale col duro Garcia. Ma intanto, il livello di spettacolarità è salito talmente dall’aver attenuato di molto la “ragione per cui” dell’azione. Presi dall’incalzare degli ammazzamenti, dobbiamo impegnarsi a rientrare in noi, per non correre il pericolo del dubbio circa la tentazione alla quale non ha saputo resistere la suberoina del film.

Franco Pecori

 

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21 marzo 2019