La complessità del senso
25 09 2017

Polar Express

film_polarexpress.jpgThe polar express

Robert Zemeckis, 2004

Tom Hanks, Michael Jeter, Nona Gaye.

 

Viaggio al Polo Nord. Bambini increduli vogliono vedere se Babbo Natale e gli elfi siano davvero al lavoro per il 25 Dicembre. Il treno è finto. No, è vero. Insomma è magico. Il paesaggio è di sogno, gli effetti visivi fanno pensare ad una pittura ad olio animata, con i personaggi umani “veri”. Si vede che hanno un qualcosa di fiabesco. E’ la tecnica della Performance Capture. Il movimento degli attori è “catturato” con tecniche digitali e trasformato in virtuale. Hanks, in 5 ruoli (indovinate voi quali), ci mette tutta la sua bravura. E fa un certo effetto. Ma sarà proprio lui? Idem per i bambini. Il bello è che la meraviglia tecnologica non si esaurisce in se stessa, bensì produce poesia. I personaggi vivono un’avventura natalizia quale molti hanno sognato di vivere. E nessuna illusione mistificatoria. Il racconto illustrato di Chris Van Allsburg (1986), premiato autore di letteratura infantile, resta un simpatico invito ad accogliere nella coscienza le istanze della fantasia. Zemeckis, perfettamente cosciente che il cinema in quanto tale non è che un trucco, agli inizi come oggi, con diverse tecnologie, s’impegna a divertirsi, utilizzando il mezzo secondo le possibilità aggiornate. Badando a rimanere un umano. E ci riesce.

 

Franco Pecori

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3 dicembre 2004