La complessità del senso
16 12 2017

Peter Pan

film_peterpan.jpgPeter Pan

P.J. Hogan, 2003

Richard Briers, Jason Isaacs, Lynn Redgrave, Ludivine Sagnier, Jeremy Sumpter, Olivia Williams.

 

Tutti i bambini diventano adulti, tranne uno: Peter Pan. Al di là della commedia dello scozzese J.M. Barrie (1860-1937), il personaggio identifica da tempo il mito dell’eterna infanzia, a cui l’essere umano tenderebbe, a volte toccando i limiti della sindrome. In epoca sospetta – siamo in quegli anni – Giovanni Pascoli (1855-1912), col suo “fanciullino” che sempre è dentro di noi, non fu da meno. Nessuna novità, dunque. Ma si sa: le storie “eterne” sono tali non a caso. E ben venga anche il film di Hogan, a 50 anni di distanza dal cartone Disney. Bastano “pensieri felici” a farti persino volare. E con le tecniche digitali del cinema d’oggi, un Peter Pan che viene dal cielo e spunta dal soffitto è uno scherzo da ragazzi. Quando lo vediamo convincere Wendy, ragazzina per bene ma non tanto da non lasciarsi tentare, a trasferirsi nell'”isola che non c’è”, non facciamo fatica a credere nella possibilità che il sogno si realizzi: siamo nel virtuale! Senonché – ammonisce la ragazzina assennata – il coraggio sta anche nel tenere i sogni chiusi nel cassetto. Capito caro Peter? E allora, facciamo pure due passi divertenti nell’avventura “irresponsabile”, ma prepariamoci a diventare adulti.

 

Franco Pecori

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2 aprile 2004