La complessità del senso
24 09 2017

Ovunque sei

film_ovunquesei.jpgOvunque sei

Michele Placido 2004

Stefano Accorsi, Barbara Bobulova, Violante Placido, Stefano Dionisi.

 

La vita e la morte. A volte si vive come se si fosse morti, trascinandosi la vita. Tema rischioso, da trattare sul filo dell’ambiguità. Tema pirandelliano (“La carriola”), che è piaciuto a Placido, tanto da scommetterci un film con Accorsi. Accolto male a Venezia per certe “ingenuità” della sceneggiatura, Ovunque sei c’è e non c’è, un po’ come il personaggio di Matteo, che ha una gran voglia di sparire. Il regista lo fa “morire” in un incidente. Medico, durante un turno di notte in ambulanza, si inabissa nel Tevere e sembra risolvere le sue crisi esistenziali. Grazie all’incidente, Matteo entra in un’altra dimensione. Esiste e non esiste. Il suo matrimonio con Emma (brava Bobulova), il nuovo rapporto con l’allieva (Violante Placido), il patetico tentativo del chirurgo che opera nell’ ospedale insieme con Emma: tutto, a questo punto, dovrebbe salire il gradino dell’ambiguità. Ma il film è carente in verosimiglianza. Alcune battute risultano didascaliche mentre dovrebbero essere allusive. Sin dall’inizio, la costruzione dei dettagli non sembra adeguata alla svolta narrativa che seguirà. Resta il nobile tentativo di un film-scommessa.

 

Franco Pecori

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22 ottobre 2004