La complessità del senso
24 11 2017

Out of time

film_outoftime.jpgOut of Time

Carl Franklin, 2003

Denzel Washington, Eva Mendes, Sanaa Lathan, Dean Cain, Alex Carter.

 

Di solito, la compresenza in una sceneggiatura di elementi strutturali che rimandano a modelli di genere diversi è considerata fattore negativo per la valenza artistica del film. Qui, per merito del regista e soprattutto grazie a Denzel Washington e ad Eva Mendes, accade che la suspense si sprigiona proprio dall’ambiguità del filo tematico. Sul versante giallo/poliziesco interviene una “complicazione” sentimentale (il poliziotto sta divorziando ma ama ancora la moglie e, intanto frequenta con passione la donna di un collega che odia riodiato) profonda. Matt (Washington) non capisce subito che Alex (Mendes) spera ancora di non andarsene da lui e non capisce nemmeno il ruolo non lineare di Ann (Lathan). Tanto che per aiutarla rischia di essere accusato di omicidio (una polizza vita dal percorso sospetto). Poteva anche sfociare in una paccottiglia giallastra stucchevole. Invece c’è la bravura dei protagonisti nell’identificarsi fisicamente nel ruolo. E c’è l’intervento della regia, che decide di utilizzare la dimensione tempo (Out of Time) come sfida alla soluzione del racconto. Il film acquista una dinamicità interna che, sulla carta, poteva non avere.

 

Franco Pecori

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18 giugno 2004