La complessità del senso
19 11 2017

Osama

film_osama.jpgOsama

Sddiq Barmak, 2004

Marina Golbahari, Gol Rahman Ghorbandi, Mohamad Aref Harat,

Arif Herati, Khwaja Nader, Hamida Refah, Zubaida Sahar.

 

Processata in piazza per essersi travestita da maschio, Maria, viene graziata e data in sposa al vecchio direttore della scuola. Siamo a Kabul, al tempo dei talebani. Maria ha 12 anni. Il Mullah che l’ha avuta in sposa, come primo dono di “nozze” le offre di scegliere un lucchetto per la sua porta, uno a piacere. Maria si era tagliata i capelli e aveva indossato abiti maschili per avere la possibilità di un lavoro. Padre e fratello sono morti in guerra e la madre e la nonna sono a casa perché nessun uomo le può accompagnare. Prendere il nome di Osama non è bastato alla ragazzina. Il suo inganno è stato scoperto e l’attende una vita forse ancor più terribile di quando, a casa, rischiava di morire di fame. Il film, passato a Cannes come opera prima, offre un quadro realistico della situazione sociale e culturale afghana. Il paese, dominato dal fanatismo talebano, vive nella miseria e le donne sono praticamente annullate. I bambini vengono istruiti alla preghiera e addestrati al servizio militare. Il regista usa la tecnica del documentario, a tratti anche rudimentale, ma fa in modo che spesso dai “nudi” materiali sgorghino metafore nobili.

 

Franco Pecori

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30 gennaio 2004