La complessità del senso
24 11 2017

Oasis

film_oasis.jpgOasis

Lee Chang-Dong, 2003

Sol Kyung-ku, Moon So-ri, Ahn Nae-sang.

Venezia 2003, Lee Chang-Dong regia.

 

Il coreano Lee Chang-Dong conferma, al terzo film, passato in concorso a Venezia, di aver meritato il successo di critica già al debutto, nel 1996 a Vancouver (Green Fish). Poesia estrema si può definire la sua, per il tema scelto e per l’intensa emozione che trasmette col suo modo di svolgerlo. Due giovani vivono la loro emarginazione nei quartieri popolari di Seul. Ritardato mentale, Jong-Du è un fastidio per i suoi. Però è stato capace di farsi 2 anni di carcere per coprire il fratello, pirata della strada. Gong-Ju, disabile per una paralisi cerebrale, è rinchiusa nella sua stanza-oasi. Jong-Du scopre Gong-Ju quando va a trovare la famiglia della vittima dell’incidente per cui era finito in prigione. Handicap e follia si mescoleranno in una sorta di paradossale armonia, a riscatto delle disuguaglianze e delle crudeltà del mondo. Il regista evita la retorica, usando l’obbiettivo con giusto pudore, senza evitare il realismo dei corpi. Si esce turbati. Grande merito va agli attori, specialmente a Moon So-ri, bravissima nel trasformarsi e nel deformarsi, nella terribile sofferenza e nella sconfinata tenerezza della sua passione. Passione estrema, di cose semplici, tanto da sembrare impossibili, “proibite”.

 

Franco Pecori

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2 maggio 2003