La complessità del senso
23 11 2017

L’enfant – Una storia d’amore

film_lenfant.jpgL’enfant

Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2005

Jérémie Renier, Deborah François, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet.

Cannes 2005, Palma d’oro.

 

I fratelli Dardenne continuano a svolgere la tematica dei diseredati, disperati nella lotta per la sopravvivenza quotidiana. E con questo “neonato” guadagnano la seconda Palma francese dopo quella di Rosetta (1999). Postulato imprescindibile, per comprendere il contenuto, è che – lo dice esplicitamente il protagonista – «lavorare è da coglioni». Quella del ventenne Bruno non è, ovvio, un’idea superficiale. Non è necessario essere d’accordo, ma è indispensabile tenerne conto. Bruno/Renier vive di piccoli furti, ai margini della società. La sua diciottenne compagna, Sonia/François, gli dà un figlio. Tra tristi espedienti e gioiosi giochi infantili, la coppia trova una sua malinconica “felicità”. I registi parlano di Pasolini. Lo stile, però, e il modo di muoversi di Renier fanno pensare piuttosto al Belmondo di Fino all’ultimo respiro (1960). Nasce anche un bambino. Ma non è l'”enfant” il punto. Il valore del film è nel cinema stesso, nel modo “disinvolto” e insieme “partecipe”, con cui gli autori “pedinano” i personaggi nel loro ambiente, rispettandone il respiro. Come non pensare alle teorie di Bazin?

 

Franco Pecori

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7 dicembre 2005