La complessità del senso
18 11 2017

Immortal ad vitam

film_immortaladvitam.jpgImmortel (ad vitam)

Enki Bilal, 2004

Linda Hardy, Thomas Kretschmann, Charlotte Rampling.

 

Autore di fumetti di successo, Enki Bilal li traduce in cinema, rendendone l’immaginario espressivamente autonomo, il che non è poco. Gli appassionati di storie disegnate accorreranno come ad un rito “necessario”, ma il film è comunque il film e fa arrivare dalla Francia un impulso originale, in cui futuro e contemporaneità si nutrono di sostanze comuni, di stilemi e paesaggi, anche “interiori”, rintracciabili nelle reali metropoli di oggi. Il mondo del 2095 vive sospeso tra divinità mutanti, industrie “eugeniche” perverse e opprimenti “mafie” politiche. Un’ansia profonda verso prefigurazioni oscure di un mondo in rottamazione è la sensazione di fondo. Attraversa il film una voglia fortissima di metafora, che sia chiave per soluzioni “umane”, contro la decadenza tecno-scientifica. E’ la ricerca disperata di uscita “a riveder le stelle”, dopo il rimescolamento infernale di storia ed eternità. Nel sogno incubo, un Central Park glaciale, popolato da pinguini, è zona a rischio di morte. E l’immortalità è il rischio definitivo. Per fortuna, un dio mostruoso cede alla vita e possiamo vedere un ritorno all’amore. Novella Anna Karina, la Hardy sembra dover uscire ancora dall’ Alphaville di Godard.

Franco Pecori

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11 settembre 2004