La complessità del senso
23 11 2017

Il fantasma dell’Opera

film_ilfantasmadellopera.jpgThe Phantom of the Opera

Joel Schumacher, 2004

Gerard Butler, Emmy Rossum, PatrickWilson, Miranda Richardson, Minnie Driver.

 

La deformità del “fantasma”, musicista sfigurato che vive nei sotterranei dell’Opéra Populaire (1870), s’è andata attenuando nelle molte versioni del romanzo di Gaston Leroux (1911), da quella ancora muta di Ruper Julian (1925) fino all’ultima, di Dario Argento (1998), che puntava decisamente alla deformità interiore del protagonista. Qui il problema dell’horror è superato dal musical (questo, di Andrew Lloyd Webber, è “il più visto di tutti i tempi”), genere che privilegia forme di “finzione” più mediate. Il fascino del fantasma/Butler sta nella sua strana avvenenza, da cui l’attrazione verso di lui della giovane soprano Christine (Rossum). Ma il vero tema del film è il gioco volgarità/finezza, che sostanzia il feeling “romantico” dello spettacolo. «Tornerai nella cella della mia follia, scenderai nell’abisso che c’è in me», canta disperato il fantasma a Christine. E un aitante visconte, completo di cavallo bianco senza sella (Wilson), gliela porta via. Nello stile, un chiaro sentore di rock teatrale, dove immagine e musica hanno pari dignità scenica. Dal 1987, l’album tratto dal musical ha venduto oltre 40 milioni di copie in tutto il mondo.

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17 dicembre 2004